venerdì 21 novembre 2014

SOGNANDO THULE: PITEA DI MARSIGLIA

Dreaming Thule: Pytheas of Massalia



Marinai: “Dove ci stai trascinando, Pitèa?
Cosa si nasconde oltre questa nebbia?
Cosa cerchi in questo freddo, nel gelo?
E oltre, cosa troveremo? Una notte
di sei mesi? Dodici? O forse eterna?”
/.../
Pitèa: Montagne di ghiaccio a perdita d’occhio...
alla deriva, come noi... Tu scrivi:
Io vedo e penso che quanto ci appare
come una gelida assenza di vita
altro non sia che un ... “polmone di mare”,
polmoni dell’Oceano, da cui pesci
onde, correnti traggono respiro:
la zona vitale da cui ci esclude.
 /.../
Marinai: Lo stagno... Dov’è lo stagno promesso?
/.../
 Pitèa: Anche noi come insetti nell’ambra.


Pitea, navigatore della colonia ellenica di Marsiglia, verso il 325 a.C. fu il primo greco a risalire l’Atlantico fino al Mare del Nord, alla Gran Bretagna, che circumnavigò. Era stato preceduto quasi certamente dai Cartaginesi, che, peraltro, non è chiaro perché gli abbiano permesso di attraversare il Mediterraneo occidentale, loro zona d’influenza. Pitea - e ancor più chi gli aveva pagato il viaggio - cercava di saltare gli intermediari nel commercio dell’ambra e dello stagno, prodotti nel misterioso Nord Europa. Ma non c’era solo questo. Fame di gloria e, soprattutto, di conoscenza lo spinsero ad avventurarsi oltre la Scozia, le Shetland, verso le Faer Oer, forse l’Islanda. Io faccio mia l’ipotesi di Claudio Finzi e del suo “Ai confini del mondo”, libro che non finirà mai di appassionarmi. Forse l’Islanda allora, che chiamò Thule (da non confondere con l’omonima base americana nella Groenlandia occidentale), di cui sentì parlare ma che non riuscì a raggiungere perché bloccato dal “polmone di mare”. Questa definizione-rompicapo è probabile alludesse a quella presenza di iceberg e nebbia che obbligarono alla resa il nostro eroe.

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