giovedì 28 febbraio 2013

CANTINE DI FRANCIACORTA: ARTE VINO E VIDEOGAME Intervista a Luca Traini

Una rivoluzione artistica che dona valore ai videogames



Luca Traini, insegnante di storia e filosofia, curatore d'arte, scrittore e attore. Ha pubblicato i drammi Morte di Caravaggio (1988), Il bisturi e l'architetto (Triennale di Milano 1995), Resurrezione e morte di Jean-Antoine Watteau(andato in onda su Rai Due nel 1997), Fratello Wolfgang Sorella Mozart (2006) e il romanzo Il Dittico di Aosta(2007). Con Debora Ferrari, dopo aver curato le principali mostre italiane del fotografo personale di Picasso, André Villers, ha rivoluzionato il mondo dell'arte con tre mostre che hanno sdoganato l'estetica del videogame: The Art of Games (2009),Neoludica_Art is a Game(Biennale di Venezia 2011, catalogo Skira) e Assassin's Creed Art Revolution (Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano 2012, catalogo Skira). E' curator project manager di Game Art Gallery, presentata alla Games Week 2012.

Che cos'è per te l'arte e che valore ritieni abbia assunto oggi, nel contesto sociale in cui viviamo?
L'arte è Dioniso che insegna a bere ad Apollo. Un'estasi della ragione, espressa storicamente con tecnologie diverse, quindi sublimazione del lavoro umano. E il bello è che mai una nuova arte sopprime le precedenti, ma le si aggiunge comprendendole: dai primi graffiti alla più recente, il videogame, da me sdoganato insieme a Debora Ferrari alla Biennale di Venezia di due anni fa.

Arte come esperienza. Esperienza e sensi. Dai sensi passa tutto il nostro apprendimento. Come assoceresti l'arte al vino? Quali sensi hanno in comune?
Mi piace l'impostazione sensista della domanda. Immagino subito un brindisi col filosofo Hume tra i vigneti di Franciacorta. Quindi non sarà difficile abbinare vino e arte, dati i precedenti del simbolismo estetico di duemila anni di cristianesimo o i più concreti, ma sempre evocativi, inviti al bere dei simposi greci o latini: nun chre methusthen o nunc est bibendum, magari il vetulus Falernus di catulliana memoria. Ma per tornare a tempi a noi più vicini, brindare con i giocatori di Cézanne o con le bottiglie di Morandi. Per il domani ho anche in mente installazioni videoludiche per il vino. Ma questo sarà spero argomento di una futura intervista. 

Qual è il tuo vino preferito? Perchè? A cosa lo abbineresti e soprattutto, quando ti piace bere un buon calice di vino?
Rosso per la meditazione. Bianco per i brindisi. Progettazione ed esposizione. Rosé per gli imprevisti. Un buon bicchiere accompagna solitudine e contemplazione per quattro giorni e compagnia per tre. Nel primo caso, naturalmente, ogni condizione atmosferica ha il suo vino. Così come ogni luogo (ne ho anche accennato qualche anno fa nel mio romanzo Il dittico di Aosta). [...]

sabato 23 febbraio 2013

IL SOTTOSCALA DI SANT'ELIA

Commento musicale Luigi RussoloUlulatore



Un discorso sull’architettura futurista italiana non può evitare i toni cupi. Il nitore ingannevole dei progetti di Sant’Elia, l’iconoclastia gioiosa - a parole - di Boccioni furono spazzati via dalla messe futurista di proiettili dell’Ansaldo.

File:Giuseppe Palanti - Pubblicità Ansaldo 1918.jpg

“ZZZANG - TUMB - TUMB (280 COLPO DI PARTENZA) SRRRRRR GRANG - GRANG (COLPO IN ARRIVO)”.
Corpi cineticamente in 1000 pezzi, avanzata centrifuga dei brandelli verso l’ambiente saturo di iprite.
“ALTO UCCELLI CINGUETTANO BEATITUDINE OMBRIE CIP - CIP - CIP BREZZA VERDE MANDRE DON - DAN - DON - DIN BEEE”.
Mattatoio: centripeto.

File:CadutiAlpiniOrtigara.jpg

“URTO DI TUTTI GLI ANGOLI ACUTI”, troppi angoli acuti (assalto alla baionetta). Dopo: groviglio di abbracci nelle trincee zig - zag, linee ondulate, amate, intasate stronzi varie forme e misure: orribile fetore di accademia, militare.

File:Poster con disegno di donna, scritta- Tacete Anche il vostro silenzio affretterà la Vittoria.jpg

I padroni del vapore preferirono investire dopo, sui loro cadaveri. E l’accademia, sempre lei, partorì monumenti ai caduti in serie, statici, stitici.

 Così i “PAESAGGI VERDI DI RABBIA” furono timbrati uno per uno dal ministero della difesa.
Così il superuomo d’acciaio tornò suo malgrado all’Arcadia, come inutile concime.

File:Imre Kiralfy's realistic production of ancient and modern Venice at Olympia, performance poster, 1891.jpg

E gli uffici turismo alle cartoline... di Venezia.



Tratto da
Il bisturi e l'architetto, poema teatrale,
dal catalogo della mostra 12 progetti per la città, Triennale di Milano, 1995

lunedì 4 febbraio 2013

ASPETTANDO SANREMO



Ho sempre amato recitare i testi delle canzone italiana, specie quelli apparenza più innocui, perché il dramma è sempre in agguato. Da questo punto di vista – e di ascolto - “Casetta in Canadà” (1957) è perfetta, così figlia della piccola Italia che si apprestava a diventare potenza industriale. Voglia di ricostruire e continua tabula rasa da recitare come una fiaba: gentile, trasognata, crudele. C’era una volta, anzi, più volte un certo Martin si costruisce una casa e regolarmente un tale Pinco Panco gliela incendia. Devastante, specie per la casa di un emigrante, in Canadà. E lui, forse ottimista, certo testardo, ogni volta la ricostruisce, con grazia: “vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà”. Con gusto, perché piace alle donne, quella casa (e forse anche il suo costruttore): “Che bella la casetta in Canadà!”. Non piace agli incendiari, probabilmente palazzinari: Pinco Panco come Crasso, che comprava immobili pericolanti per rivenderli a prezzi più alti. E allora Martin vaga solo per la città, tutti lo guardano ma nessuno lo aiuta, neanche le fans, che aspettano solo il frutto dell’infinita fatica di questo architettomuratore instancabile. Lo ammirano, ma sposeranno i Pinco Panco.
Parole, parole, parole di un nuovo Sisifo e del suo eterno dramma rappresentato a Sanremo.


"Casetta in Canadà" recitata nel programma "Niente musica, maestro" su Radio Tre