sabato 4 luglio 2020

NUOVE SFIDE DEI BENI CULTURALI POST LOCKDOWN


Ipotesi di futuro-presente con nuove tecnologie e servizi di API Srl

In questi mesi di fermo forzato per le realtà museali ed espositive abbiamo fortunatamente potuto assistere a una mobilitazione verso il ‘virtuale’ che è altrettanto reale, ma si sposta dalla fruizione di persona a quella interagita con strumenti tecnologici.
Le Nuove Tecnologie, da oltre 20 anni insegnate nelle Accademie e nelle Università, stanno mutando il modo di produrre e fruire l’arte.
Avere tutta l’arte nel contemporaneo significa collegare la storia dell’arte e dei beni culturali alle nuove pratiche artistiche, che cambiano le estetiche contemporanee e modificano anche la divulgazione delle arti, dal cinema al videogame, dalle visite ai musei all’interazione del pubblico in remoto. Siamo fruitori di un’arte diversa che dobbiamo ancora imparare a riconoscere.


Da mesi API Srl, una realtà milanese, stava lavorando a un progetto in questo senso, coi team di sviluppo che si occupano anche di IT per fiere e musei, con Neoludica Game Art Gallery che coniuga arti tradizionali e contemporanee con quelle degli artisti digitalisti del XXI secolo. Proprio in questi ultimi due mesi API è pronta con l’offerta che mette al servizio degli operatori di beni culturali, ma non solo. Dopo un sondaggio anonimo condotto col pubblico e delle call dirette con sondaggi privati con direttori museali e responsabili di Fondazioni, API Srl ha potuto affinare le proposte per affiancare il lavoro tanto appassionato di chi si trova a gestire le arti con adeguate soluzioni tecnologiche.

API Srl ha realizzato, col contributo degli esperti di beni culturali al suo interno,
un sondaggio anonimo col pubblico italiano a cui hanno risposto da tutta Italia
e il risultato è ben illustrato da questa infografica che disegna il profilo
del nuovo consumatore di beni culturali, diverso da come era prima del lockdown
e molto propenso a continuare nella fruizione delle arti anche in remoto.

Queste soluzioni sono dentro la crescita di un’azienda nata nel 1985 e diretta da Massimo Spica che oggi, oltre ai vari servizi per industria e settore pubblico, punta su nuove possibilità.
API Srl offre soprattutto in questa fase realtà aumentata, realtà virtuale e gamification. Le tecnologie però sono un mezzo per raggiungere degli obiettivi. “Abbiamo pensato al mondo degli eventi - dice il direttore generale - come mostre, fiere, convegni, sfilate di moda… che da febbraio sono fermi e dove attraverso l’uso di tecnologie come Blockchain, Realtà Virtuale permettiamo agli organizzatori di svolgerle seguendo le indicazioni di distanziamento sociale, creando coinvolgimento ed emozione oltre che il contatto umano seppur a distanza. Un ulteriore sforzo interno riguarda i musei, l’arte e la cultura in generale dove applichiamo le stesse tecnologie per creare percorsi veri e propri di coinvolgimento e immersività nel realismo delle opere con ricadute anche sull’indotto che normalmente accompagna una visita fisica al luogo (api-arvr.com/cultura). A questo si aggiunge la collaborazione con Neoludica che si occupa da 12 anni di arti digitali ma con una preparazione professionale di lettere e arti classiche tale da offrire una consulenza a 360° a Musei, Fondazioni, Gallerie, Archivi, ecc. La nostra carta vincente è un team interdisciplinare, per cui non si hanno solo servizi tecnici ma un tuttotondo di saperi umanistici e scientifici che fanno la differenza”.
Attingere alle esperienze di professionisti di vari settori, soprattutto quello della cultura e delle arti, è quello che contraddistingue API nel panorama delle aziende che offrono servizi di digitalizzazione al mondo dei beni culturali. Un mix di scienza e bellezza. Queste tecnologie sono nuovissime per il mercato industriale e API si sta reinventando un’ennesima volta con esse. “Pensiamo che il futuro sia adesso - conclude Spica - per questo ci appassiona metterci alla prova al servizio degli altri, per creare insieme nuovi disegni di futuro, un design thinking condiviso che è anche alla base del nostro processo di formulazione servizi”.


I servizi di API Srl per il mondo delle arti, delle fiere, dello showbiz

App Augmented Reality, app VR, cataloghi in 3D, musei virtuali interattivi e spazi virtuali per mostrare opere a magazzino che così possono essere studiate, gamification per processi di engagement, fiere e spettacoli virtuali, piattaforma per e-learning-webinar-workshop-corsi, eventi online.


Luca Traini

mercoledì 10 giugno 2020

DONNE DEL NOSTRO MONDO

Fotografie  di Antonio Cereda dai viaggi
in Africa, Asia, Oceania, America Latina


Dal 13 giugno al 27 settembre l’esposizione al pubblico degli scatti al femminile dell’artista al Museo Castiglioni di Varese

Per le prime settimane sarà visitabile solo di sabato e domenica
Orari: 10:00 – 13:00 / 14:00 – 18:00

Sull'onda del successo delle mostre Come la luce: dai Macchiaioli allo Spazialismo e Guttuso ritrovato si prepara un altro evento importante per la città di Varese, sempre firmato Musea e Banca Generali Private, in collaborazione col Museo Etnoarcheologico Castiglioni.


C’è una donna che riassume tutta la luce dello scatto al femminile nell’opera di Antonio Cereda. E’ la foto della pescatrice del Terai (Nepal) al centro della rete a forma di grande ombrello quasi sferico che imbraccia, come fosse una donna, questa volta una donna, perno del cerchio vitruviano.
Il cosmo al femminile dei viaggi del fotografo segue una rotta di sguardi, gesti, lavori e apparizioni di questa realtà concreta fatta di eleganza, forza e dolcezza che vince ogni luogo comune, ogni esotismo. E’ la vita quotidiana che queste donne rendono poesia.
Ci sono quattro continenti che hanno il nome al femminile (Africa, Asia, Oceania, America Latina), ognuno con i suoi segni e disegni – raffinati, immediati, complessi - che rinviano a un unico denominatore: la bellezza. Una bellezza che non è proprietà esclusiva dell’essere giovani (c’è anche questo, naturalmente), ma soprattutto dell’essere se stesse in quella vita di tutti i giorni che sanno rendere eccezionale, qualunque età esse abbiano, qualunque sia il contesto (la macchina fotografica sembra passi per caso, come fosse un’amica che stavano aspettando e ora accolgono in casa, sul lavoro, per strada). Queste sono immagini di donne libere o liberate, immortalate libere in una foto (l’arte, altro sostantivo al femminile, ha questo potere).
Donne dell’altro mondo, del nostro, se lo vogliamo – e dobbiamo – comprendere. La loro diversità, così pregnante, uno scatto dopo l’altro, diventa esposizione di quanto abbiamo lasciato in ombra. Apriamo l’obiettivo, apriamo lo sguardo.
La luce curiosa, discreta, appassionata delle fotografie di Antonio Cereda è il segno, concreto e perciò ricco di fantasia, che solo l’amore preciso e incondizionato per l’altro - le altre, che sanno bene rendere meno minaccioso e decisamente più gentile questo termine – è, sono la scrittura viva di questa terra.

Il nuovo catalogo TraRari TIPI

Da sabato 13 giugno sarà aperta alla cittadinanza presso il noto museo etnografico nel parco di Villa Toeplitz DONNE DEL NOSTRO MONDO Fotografie  di Antonio Cereda dai viaggi in Africa, Asia, Oceania, America Latina, un affascinante reportage dal Cosmo Donna di quattro continenti, ognuno con i suoi segni e disegni – raffinati, immediati, complessi - che rinviano a un unico denominatore: la bellezza, quella vera, quella dell’essere se stesse in una vita di tutti i giorni che sanno rendere eccezionale, qualunque età esse abbiano, qualunque sia il contesto. L’esposizione supportata da Banca Generali Private porta il logo anche di Rete al Femminile Varesecurata da Debora Ferrari e Luca Traini e con una plaquette pubblicata da Trarari TIPI edizioni. Il concerto Intuitivi scorci sonori di Stefano Ravotti con strumenti tradizionali delle varie popolazioni fotografate avrà luogo in data da destinarsi, all’aperto, insieme ai curatori e al fotografo.
“La mostra temporanea sull’arte etnica -spiega Marco Castiglioni, direttore, “Magie d’Africa. Religioni, simboli, misteri”, che stava incontrando un grande gradimento da parte dei visitatori, sospesa anch’essa per l’emergenza sanitaria, sarà nuovamente visitabile e prorogata almeno fino alla fine di giugno”.

Banca Generali Private - dichiarano Guido Stancanelli District Manager e Daniela Parravano della sede di Varese - è stata sempre sensibile a questa dimensione al femminile così vitale, così fondamentale, in grado di intravvedere prospettive e soluzioni concrete ad ampio raggio. Per questo ha fatto propria con entusiasmo questa mostra fotografica di Antonio Cereda che mette a fuoco ed evoca con grande sensibilità volti e dinamiche del cosmo-donna. Donne di questo mondo, perché, anche se di altri continenti, pongono al centro dell’attenzione, proprio nella diversità, lo stesso coraggio, la stessa grazia, la stessa intensità di tutte le donne oggi nel voler essere se stesse e protagoniste della costruzione di una società più umana. Con questa nuova esposizione, che fa seguito a quella dedicato con successo a Guttuso ritrovato, Banca Generali Private Varese testimonia una volta di più la volontà unire alla consolidata esperienza nel campo degli investimenti percorsi originali e fuori dagli schemi tradizionali di fruizione dell’arte, nel segno della migliore tradizione e innovazione italiana”.


Antonio Cereda è un fotografo che ama girare il mondo insieme alla moglie Anna Canuto, antropologa, nei luoghi meno turistici, che sa restituire con un’evidenza e una familiarità che sembra di essere proprio lì, accanto a lui, a dialogare coi vicini di casa. Nel corso di più di trent’anni ha pubblicato cinque libri: SFULINGO l’ India dei colori (1988), Polepole dell’ Africa adagio, adagio (2003), Papua Nuova Guinea :le maschere danzanti (2007), Gujarat, frammenti (2018). Il suo sito è ALCHIMIA – IMMAGINI DAL MONDO PER IL MONDO.
Ha già pubblicato con TraRari TIPI STREET ART Segno dei tempi (2019), a cura di Debora Ferrari e Luca Traini.



LUGLIO AL MUSEO CASTIGLIONI
Due mostre e quattro presentazioni e libri al Bar Tennis di Villa Toeplitz
Sabato 4-18-25 e Venerdì 17 alle 18.30


Mentre continuano con successo le esposizioni Magie d’Africa.Religioni,simboli,misteri e Donne del nostromondo - Fotografie di Antonio Cereda dai 4 continenti (entrambe fino al 27/9) il direttore del museo Marco Castiglioni propone 4 incontri con gli autori e presentazioni di libri, alcuni in collaborazione con Musea TraRari TIPI e Banca Generali Private di Varese.

4/7 Federico Bianchessi Taccioli, Parole di traverso, ed. Macchione

17/7 Massimo Negri e Giovanna Marini, Le 100 parole dei musei ,Marsilio Editore

18/7 Gherardo Mazzocchi, Di suoni e cristalli, Trarari Tipi edizioni (presentazione con esposizione di cristalli e strumenti musicali usati nel Crystalhealing)



Parco Toeplitz
Viale Vico 46
21100 VARESE
+ 39 334 9687111
+39 0332 1692429

Per la sicurezza dei visitatori, saranno attuate tutte le procedure igieniche previste dalle direttive governative e regionali. Non potranno accedere all’esposizione più di 20 visitatori contemporaneamente, 10 per piano, e non si potrà sostare in più di 5 per ogni sala, naturalmente rispettando le distanze infra-personali previste. L’uscita sarà differenziata dall’ingresso. Il personale e i volontari che collaborano col Museo Castiglioni vigileranno sul rispetto delle regole. Verrà messo a disposizione dei visitatori il gel disinfettante e verrà rilevata la temperatura corporea all’ingresso che sarà consentito solo se inferiore a 37,5° e muniti di mascherina e guanti. Troveranno comunque esposizioni meno congestionate, più silenziose, e con maggior libertà di movimento. Costretto al distanziamento sociale, chi vi accederà potrà ammirare le opere come in poche occasioni si sono viste; avrà la possibilità di sostare da solo, con lentezza e senza confusione dinanzi a un reperto; potrà prendersi più tempo per capire e imparare, potrà approfondire quanto scritto nei pannelli, nelle didascalie o proiettato. Dunque, un’opportunità davvero unica, da non perdere. Peraltro, la comprensione del percorso sarà tutt’altro che penalizzata considerato che, oltre ai consueti pannelli, il Museo Castiglioni in ogni sala dispone di un video che racconta quanto esposto. Si tratta di filmati unici e originali girati dai fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni nei loro oltre sessant’anni di ricerche sul campo nel continente africano che, di fatto, fanno parte integrante della collezione. Così come la sala multimediale dove è stato ricostruito un intero attendamento Tuareg, consentirà al pubblico di immergersi in tutta sicurezza in quello che è un vero e proprio piccolo angolo di deserto.

mercoledì 6 maggio 2020

ARTE & BENI CULTURALI Rendiamo l'arte fruibile sempre


Rendiamo l'arte fruibile sempre e ovunque senza spostare le opere

Ci ragionavamo da mesi e questa situazione ci ha fatto accelerare. Mettendo a frutto l'esperienza trentennale con i Beni Culturali e i Musei e quella dal 2008 su cultura videoludica e applicazione in campo cultural-turistico-sociale, ora le proposte sono pronte e vi invito a visitare la pagina e a compilare il form se vogliamo fare una catena di collaborazione per superare il terribile momento delle porte chiuse alla cultura.


Vi aspetto con fiducia e determinazione.

martedì 5 maggio 2020

Consigli di lettura per "Assassin's Creed Valhalla"


Per assaporare un videogame colto cosa c’è di meglio di un po’ di letture come si deve per aumentare il feedback col gameplay?
È vero che dopo le ultime puntate più contemplative e raffinate nell’Egitto tolemaico e nella Grecia classica qui si torna a prediligere l’aspetto bellico, ma sono certo che il mio amico Maxime Durand, a capo dello staff di storici Ubisoft, avrà perfettamente curato la ricostruzione dell’epoca in cui è ambientato il gioco.
IX secolo: Vichinghi ancora “pagani” contro Anglosassoni cristianizzati da appena due secoli e con le regole della Chiesa di Roma che avevano avuto la meglio su quelle di ascendenza irlandese. Due termini che riassumono due diversi insiemi di popolazioni germaniche che si erano mosse via mare in tempi diversi quando ormai, dopo il V secolo, era impossibile farlo via terra a causa dei regni romano-barbarici consolidati sul continente. Con l’avvertenza che diverse circostanze storiche avevano trasformato culture agricole sostanzialmente pacifiche in genti bellicose all’avanguardia nel campo della navigazione e che, nel caso dei “Vichinghi”, parliamo di una minoranza guerriera in ambito scandinavo, spesso di carattere multietnico (è attestata la presenza, quasi sempre in funzione di subordine, di numerosi elementi celti, slavi e di altri ceppi germanici nelle flotte piratesche impegnate nelle varie scorrerie).
Amando poco fantasy e storie romanzate ho incontrato solo all’università l’epopea norrena, nei suoi aspetti meno attraenti: contese e cavilli sul diritto agrario che appassionavano tanto questi popoli quanto le razzie estive. Poi la poesia, così artificiosa quanto affascinante, con quelle “kenningar”, perifrasi e metafore che, unite a colossali bevute di birra, davano un gusto superiore a una vita ossessionata dai rigori del clima e dalla perdita di status (l’esatto opposto delle odierne democrazie scandinave e della politica del mio amato Olof Palme).



Le saghe che ho più apprezzato, sempre con un misto di attrazione/repulsione, sono state La saga degli uomini delle Orcadi e La saga di Egill, entrambe ottimamente curate da Marcello Meli. Guarda caso, entrambi i libri recano in copertina miniature medievali che rappresentano l’invasione dell’Inghilterra da parte del vichingo danese Ivar Senz’Ossa (865), fulcro delle avventure del videogioco.
Nel primo caso l’epica degli “jarlar”, dei capi dell’aristocrazia di quel capolavoro della natura che sono le Isole Orcadi, canta il loro inquieto vagare per l’oceano (“Arduo è distinguere quel che arriva prima, se l’inferno o la gloria duratura”) fra il nord della Scozia (di cui l’arcipelago verrà a far parte solo nel 1468), l’Irlanda e la Scandinavia in un periodo che va dal X agli inizi del XII secolo. Così come il difficile rapporto con il resto della rissosa nobiltà locale, tanto avvezza a un grande spirito di ospitalità fra pari quanto poco disponibile a farsi mettere i piedi sulla testa nel nome di un’antica “libertà” (ancora alla fine del X secolo, durante le razzie nell’impero carolingio in crisi questa gente era solita rispondere ai Franchi che chiedevano di dialogare con il loro capo: “ Nessuno è nostro capo: siamo tutti uguali!”).


Foto delle Isole Orcadi di John Ireland

Di particolare interesse, a mio avviso, il viaggio dello “jarl” Rögnvaldr in Terrasanta (1151-1153, capitoli LXXXVI-IX), con il suo innamoramento per Ermengarda di Narbona, i suoi combattimenti in Galizia e Sardegna, il servizio militare prestato a Manuele Comneno (già nella mia amata Cronografia di Michele Psello è descritta la guardia personale dell’imperatore composta da “Vareghi”, scandinavi), il suo sbarco a San Giovanni d’Acri con tanto di pestilenza e il sospirato arrivo a Gerusalemme con traversata finale a nuoto del Giordano.

"Paganusque ferus surgens aquilonis ab axe"
"E il feroce pagano che spunta dal polo nord"

Con Egill torniamo al X secolo e con un orizzonte ancora più allargato: dall’Islanda (terra di conquista) ai Paesi Baltici (luogo di razzia). Questa eccezionale figura di poeta guerriero (che oggi non esiteremo a definire psicopatico di una dinastia di psicopatici), tanto bravo nell’uso delle armi quanto nella poesia (“la pialla della lingua"), rappresenta il ribelle per eccellenza al consolidarsi della  monarchia norvegese da Aroldo Bellachioma in poi. Nella saga il protagonista arriva solo a pagina 73 ma a 3 anni è già quel fenomeno tutto chiaroscuri che occupa le successive 200 pagine, fino alla morte e alla conversione del figlio Þorsteinn al cristianesimo: “Crescendo si vide subito che sarebbe diventato piuttosto ombroso e, come era stato il padre, nero di capelli. Già a tre anni era alto e forte, come lo sono gli altri ragazzi, ma a sei o a sette anni. Precocemente dimostrò facondia e inclinazione a usare le parole, ma era difficile trattare con lui quando giocava con gli altri giovani”. E’ il preludio alla carriera di un grande “berserkr”, quel tipo di guerriero invasato capace di fare stragi senza nemmeno accorgersene e cadere da uno stato di forsennata euforia a un altro di prostrazione profonda. Perfettamente a proprio agio nella guerra, perennemente a disagio in una situazione di stasi. Pronto a combattere sotto qualsiasi stendardo che non sia quello del proprio re e dei suoi successori, che vede come tiranni. Infatti il suo datore di lavoro ideale – e amico - sarà il re Atelstano I d’Inghilterra, nipote di quell’Alfredo il Grande presente come antagonista nel videogioco.


Egill finirà, vecchissimo, i suoi giorni in Islanda, zona franca di rifugio di tutti i ribelli, preso in giro dalle donne toste della sua gente per aver voluto avvicinare in giorni particolarmente freddi i  piedi al focolare, proprio lui! “Brancolo cieco verso il focolare,/ – e tregua chiedo alla ‘Syn della lancia’ (Valchiria)/ per questa infermità che opprime le ‘ossa/ alle palpebre intorno’”. Era diventato cieco. Morì e non vide il suo cranio “straordinariamente massiccio” esposto nel recinto della chiesa di Mosfell, quando per decisione della libera assemblea degli Islandesi il cristianesimo divenne religione dell’isola. Si tentò di spaccarlo con un’ascia col risultato che divenne ancora più bianco. Forse un simbolo di quel tentativo di fare chiarezza sul passato che avrebbe animato più di un secolo dopo il vate dell’Islanda, Snorri Sturluson, l’autore dell’Edda in prosa, forse discendente per parte di madre da Egill (e c’è chi dice autore della stessa saga).


Ma in Assassin’s Creed non poteva mancare l’eroe colto in senso classico (ricordate Ezio Auditore?) e, in questo caso, anche se in funzione di antagonista, troviamo Alfredo il Grande, re del Wessex dall’871 al 901. Imbevuto di cultura latina, riuscì a sconfiggere definitivamente gli invasori danesi nell’896 grazie al riutilizzo di alcune tecniche belliche dell’esercito romano, ordinò l’apparato amministrativo e giudiziario seguendo l’esempio di Giustiniano e riorganizzò il sistema scolastico fondando una scuola palatina sul modello di quella di Carlo Magno. Contribuì alla stesura della Cronaca anglosassone, prima opera di storia scritta in inglese antico, e fece tradurre dal latino in volgare tanto la Storia contro i pagani di Orosio (che vedete sul mio tavolo qualche anno fa mentrescrivevo Il Dittico di Aosta) quanto la Storia ecclesiastica degli Angli di Beda il Venerabile (solo per fare qualche titolo).
In questa valorizzazione della letteratura anglosassone, per una maggiore comprensione della cultura di questo popolo, non possiamo non far rientrare due capolavori di due diverse epopee, scritti fra VIII e IX secolo.
Quella pagana, più nota, rappresentata dal poema anonimo Beowulf, a cui si sono già ispirati diversi film e videogame. Beowulf è un eroe che presenta molte analogie con l’Egill di cui sopra, anche perché si muove fra Germania del Nord e Scandinavia meridionale, luoghi d’origine degli Angli e dei Sassoni.

“Un uomo carico
di frasi superbe   di canzoni a memoria,
che rievocava a stormi    lontane leggende
di ogni tipo possibile,    inventava parole
nuove, legate a norma.    Poi l’uomo prese a dire
dell’avventura di Beowulf    con perizia e a comporre
rapidamente un racconto    sapiente, a variare le frasi.”
Beowulf, 868-874

Quella cristiana, decisamente meno conosciuta, con il primo grande poeta di cui ci sia rimasta l’opera completa: Cynewulf. Certo, non siamo più nell’epoca marziale tutta Antico Testamento della prima poesia anglosassone di Caedmon, ma gli accenni drammatici ed eroici non mancano certo quando fa parlare l’Albero del Signore nel suo poema Il sogno della Croce (un albero che ricorda non poco – e non a caso: viene innestata una sostituzione del sacro – il frassino Yggdrasill di Odino).

“Fu lungo tempo fa – ancora lo ricordo –
Allorché io fui abbattuto sul margine del bosco
[…] Dei guerrieri mi portarono sulle spalle,
Finché non mi posero su un monte,
ove assai nemici mio fissarono. Io vidi il Re degli uomini
affrettarsi con grande coraggio, ché Egli voleva ascendermi.
[…] Tremai allorché l’Eroe mi abbracciò; ma non osai piegarmi a terra,
cadere al suolo, ma dovetti restar salda.
Quale Croce fui innalzata; sostenni il Re possente,
il Signore dei Cieli; non osai chinarmi."
Cynewulf, Il sogno della Croce, 28-45

E pensare che tutto era iniziato con la leggenda di papa Gregorio Magno che aveva incontrato degli Angli al mercato degli schiavi trovandoli così belli da fargli pensare a una radice etimologica che li collegasse ad “angeli”. Aveva così spedito in missione verso l’ex Britannia romana – e questo è un fatto storico – il monaco Agostino nel 596: il futuro – e santo – primo arcivescovo di Canterbury (601-604). Evangelizzazione tutt’altro che facile, ma che avrebbe avuto la sua consacrazione col primo pellegrinaggio a San Pietro di un sovrano anglosassone, Caedwalla, che aveva appena abdicato al trono del Wessex e morì proprio a Roma. Fu ricordato con un solenne epitaffio.

"Gloria, dovizie, prole, regno, potenza, trionfi,
nobili guardie, mura, città, famiglia, tutto
che la virtù degli avi e lui stesso aveva adunato,
Caedwalla potente in terra lascia per amore di Dio,
venendo, re pellegrino, a Pietro e alla sede di Pietro
[…] Convertito, depose lieto il furore barbarico,
indi il suo stesso nome: e Pietro volle chiamarlo
il papa Sergio."
(Mosaico romano del VII secolo, foto di Sailko)

E l’epilogo dell’epoca di “furore barbarico” dei Vichinghi, tutti ormai cristianizzati, giunge convenzionalmente nel 1066 con l’invasione normanna dell’Inghilterra. Ironia della storia: i Normanni, in buona parte danesi ormai francesizzati, sconfiggono il re anglosassone Aroldo, danese per parte di madre, e riescono a mantenere la loro conquista come invece non era riuscito ai discendenti del re di Danimarca Canuto il Grande, che aveva già fatto sua l’isola esattamente cinquant’anni prima.


Sembra un gioco. E nel caso di Assassin's Creed Valhalla lo è. Ma il teatro del gioco – e di questo in particolare - esorcizza la storia nei suoi aspetti più crudeli: il sangue virtuale come catarsi di quello vero.
E ora che le regole del game sono state arricchite il piacere del play sarà doppio.


Altre letture storiche di Assassin's Creed in

mercoledì 15 aprile 2020

MUSEI CHIUSI-APERTI E CAMBIO DELL’ESPERIENZA DI VISITA

Vi invito a leggere il nuovo articolo su Vitamina C della curatrice d'arte Debora Ferrari, con cui collaboro da 15 anni.

“Avere tutta l’arte nel contemporaneo significa per noi collegare la storia dell’arte e dei nostri Beni Culturali alle nuove pratiche artistiche,che cambiano le estetiche contemporanee e modificano anche la divulgazione delle arti,dal cinema al videogame,dalle visite ai musei all’interazione del pubblico in remoto.Siamo fruitori di un’arte diversa che dobbiamo ancora imparare a riconoscere”.

[…]

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MUSEI CHIUSI-APERTI E CAMBIO DELL’ESPERIENZA DI VISITA

martedì 11 febbraio 2020

STREET ART IN MOSTRA


STREET ART Segno dei tempi (Milano, Lisbona, New York)
Fotografie di Antonio Cereda al patrimonio della Street Art, dei Graffiti e della Urban Art

Esposizione e catalogo a cura di Debora Ferrari e Luca Traini
Con una presentazione di Anna Canuto, antropologa.

Brindisi e momento di ispirazione con le parole da colorare di Marta Della Bella
Ore 18 del 12.2.2020.

Sala Nicolini-Musei Civici di Varese, via Nicolini 2, Biumo Inferiore, Varese

Dal 12 al 28 febbraio 2020

ORARI: dal giovedì al sabato ore 14.30-18.30. Ingresso libero.

Visite speciali o in gruppo in settimana su appuntamento scrivendo a culturalbrokers@gmail.com o a antonio@alchimiatoni42.com
Sarà possibile incontrare in mostra l’autore Antonio Cereda nelle seguenti date: 12, 15, 16, 21, 22, 28 febbraio.



"Con la sensibilità e la maestria che contraddistingue tutta la sua opera fotografica, Antonio Cereda, partendo dal suo quartiere, l’Ortica (oggi vero e proprio museo a cielo aperto), illustra le opere  di autori riconosciuti come Blu, Pao, Kilo e Zed, Krio, Nais o Iena Cruz ad altri murali di artisti meno noti ma sempre caratterizzati dalla stessa vitalità prorompente e irrefrenabile del colore, che tende a lasciare il segno dove altri hanno scelto o dovuto chiudere gli occhi. Che dovranno riaprire. E continuare a meravigliarsi.
[...]
Antonio Cereda è fotografo e uomo di grande eleganza che ama stare in disparte, per naturale umiltà e per il fatto che è spesso in giro per il mondo nei luoghi meno turistici. Restituiti con un’evidenza e una familiarità che sembra di essere proprio lì, accanto a lui, a dialogare col vicino di casa. E’ un dono, un lavoro che data più di trent’anni e ha portato a quattro libri stupendi dove ogni fotografia è un incontro: SFULINGO l’ India dei colori (1988), Polepole dell’ Africa adagio,adagio (2003), Papua Nuova Guinea :le maschere danzanti (2007), Gujarat, frammenti (2018). E’ ora anche un sito, ALCHIMIA – IMMAGINI DAL MONDO PER IL MONDO (l’artista ama le metamorfosi,con lo scatto sa evocare come pochi i paesaggi nei volti e nei corpi delle persone che li vivono così come la pelle di ogni paesaggio come fosse un corpo umano più grande)".

Debora Ferrari, Luca Traini


lunedì 10 febbraio 2020

LA MEMORIA SALVATA DA TRE DONNE: LILIANA SEGRE, FAUSTA CIALENTE, ANNIE ERNAUX



Per salvare questa esigenza fondamentale dell’essere umano, cui il pensiero greco aveva messo a guardia ben due divinità (Mnemosyne e Mneme), occorre in primo luogo sconfiggere quello che la nostra preziosissima Liliana Segre ha definito “Il mare nero dell’indifferenza”, l’inquinamento della dimensione vitale della Storia.
Quindi è necessario rielaborare le proprie storie famigliari alla luce di eventi più grandi, mettere in crisi abitudini consolidate, anche eleganti, forse comprensibili, mai giustificate nel loro egoismo, messe in discussione con coraggio, nonostante e per l’affetto verso chi ci è caro. E’ il senso del Premio Strega ’76 appena ristampato: Le quattro ragazze Wieselberger di una nostra grande scrittrice–e partigiana–da riscoprire, Fausta Cialente.
Infine, indagarsi a fondo con stile senza scusanti ma sempre con partecipazione assoluta al destino degli altri, che è sempre anche il nostro. Come ha fatto Annie Ernaux. Gli anni, uno dei libri più belli che abbia mai letto. Lo scandaglio abissale del passato di Proust più la vertigine dietro ogni attimo presente della Woolf. Il respiro è concesso alla fine.
Perché la memoria non è un esercizio facile. Come la vita, che fa del passato futuro.
Memoria, Vita, Storia: tre dimensioni al femminile.