Viva la complessità! Basta essere
chiari. Vivere in profondità con passione e studio passato e presente in vista
del futuro senza mai dare nulla per scontato e condividerlo con chiunque abbia interesse
a partecipare al patrimonio di bellezza in cui siamo immersi, che è per tutti.
Evitare la banalità non è così
difficile: importa cercare la comprensione di quanto non sembra attuale e
invece lo è. Il filo conduttore è la speranza, andare oltre gli orrori del
passato perché il futuro sia una memoria serena e partecipe: tempo di ricordare
e vivere il meglio di quello che siamo.
I tempi remano contro? Ragione in più per continuare. Offrire orizzonti più ampi può sempre servire per evidenziare e andare oltre piccoli spazi e paesaggi di comodo. Essere Homo Sapiens - ma sarebbe più giusto dire Donna Sapiens, data la nostra Eva Africana (Rita Levi Montalcini docet) - è una responsabilità che ci riguarda da decine di migliaia di anni, perché abbiamo avuto in dono dalla natura un peculiare tipo di autocoscienza.
Consapevoli di essere signori di
niente, possiamo diventare persone capaci di dare nuova vita a quanto sembra in
apparenza virtuale e in realtà scolpito sulla roccia, cercando di levigare
l’ennesimo specchio a cui dare luce.
Ancora una volta: arte, prosa,
poesia, teatro, storia, filosofia, musica, sport, fotografia e nuove arti.
Inquadrate in buona parte nel mio libro di recente pubblicazione La nostra civiltà è un sogno ad angolo retto, che ho avuto l’onore di presentare con successo al Festival Glocal nel museo di un grande artista e caro amico: la Fondazione Marcello Morandini.
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