domenica 7 dicembre 2014

ANNO 1000: OTTONE III E LA TOMBA DI CARLO MAGNO



Sala del trono del palazzo di Aquisgrana. Quindi, la camera mortuaria di Carlo Magno, sempre ad Aquisgrana. I luoghi si alternano, ma sulla scena finiscono per coincidere. Ottone è addormentato sul trono. E’ solo. Luce concentrata su lui.



Voce di Ottone III - “Io dormo, ma il mio cuore veglia”. ( 1 )




Il cerchio di luce si ampia. Appare dietro ad Ottone una mummia gigantesca su un trono d’oro: è la mummia di Carlo Magno. Il gigantismo di cui parlano le cronache è certo leggendario, ma di grande importanza simbolica. Ottone si desta, sbarra gli occhi. La mummia scompare. Luce. Entra la corte e si dispone intorno all’imperatore nel solito assetto.



Ottone - L’imperatore ha fatto un sogno. In questo sogno ha visto la mummia di Carlo Magno, perfettamente conservata su un trono d’oro.

Ecco il significato del sogno: è giunto il tempo di cercare la tomba e il cadavere del grande imperatore. Nessuno sa con esattezza dove si trovino, ma è certo che sono qui, accanto a noi.

E perché lo Spirito Santo aiuti le nostre ricerche impongo un digiuno di tre giorni.



Buio. Quando torna lentamente la luce, una piccola folla di dignitari fa cerchio intorno alla mummia di Carlo Magno seduta sul trono d’oro, che riappare al centro della scena. Ottone è inginocchiato alla destra della mummia, in profonda meditazione.



Voce di Ottone III - “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mettimi la mano sotto la coscia: tu userai con me bontà e fedeltà e non mi seppellirai in Egitto; ma dormirò coi miei padri e mi toglierai da questa terra, mi riporrai nel sepolcro degli avi”. ( 2 )



Buio. Poi la luce torna all’improvviso, con un abbaglio accecante. La corte si è disposta nel solito assetto in cima a una gradinata con Ottone al centro. In basso, in un piccolo spiazzo al centro della gradinata, un separé di legno pregiato con due tendine. Alla destra del separé, Franco, vescovo di Worms. Alla sinistra, un conte. Ai piedi della gradinata, una piccola folla stupita. Franco e il conte alzano contemporaneamente le due tendine e compare la mummia in trono. La folla, sbigottita, s’inginocchia e fa il segno della croce. E’ quindi la volta di un chierico alto e nerboruto che si avvicina alla mummia, prende in mano la corona di Carlo Magno e la porta sopra la testa: il diametro è maggiore. Riposta la corona, accosta la sua gamba e la paragona a quella della mummia. Lo stinco si rompe e si piega. Il chierico si accascia in preda al dolore. Viene portato via.



Ottone - Alzandosi di scatto fra lo stupore della folla. Ascoltate! E’ giunto finalmente il tempo di dare carne ai segni della divina potenza!. Costui Indica la mummia. mi ha preceduto e io gli rendo omaggio. Tramite la sua grandezza io mi riunisco a Costantino e all’impero di Roma e nel segno della continuità garantisco il dominio del Signore dell’universo sulla terra nei secoli dei secoli.

La folla applaude. Ottone torna a sedersi.



Franco - “Rallegrati, o sterile, e grida di gioia, tu che non hai le doglie, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli di colei che ha marito, dice il Signore. Allarga lo spazio della tua tenda, distendi senza risparmio i teli dei tuoi padiglioni, allunga le tue funi, rendi più solidi i tuoi pioli, perché ti allargherai da destra a sinistra, la tua stirpe dominerà le nazioni e abiterà le città del deserto. Non temere, perché non sarai più confusa, non avrai più da arrossire, perché dimenticherai l’onta della tua adolescenza e non ti ricorderai più dell’ignominia della tua vedovanza”. ( 3 )



 Buio, all’improvviso. La luce poi torna in forma di torce, diverse torce. Ci troviamo in una cripta. Alcuni inservienti depongono la mummia di Carlo Magno in un sarcofago di marmo. Ottone e Franco fanno il loro ingresso e camminano verso il sarcofago molto lentamente.



Ottone - A Franco. Noi doneremo a Boleslao di Polonia il trono di Carlo Magno ed egli in cambio ci restituirà le ossa del santo Adalberto. Sopra queste ossa costruiremo una chiesa bellissima. E sarà pietra viva.



Si fermano davanti al sarcofago. Gli inservienti iniziano a far scorrere la lastra tombale.



Voce di Ottone III. .Mentre la lastra sfrega sinistramente. E’ destino che i cadaveri riposino nella tomba... Ma è anche giusto che non rimangano sterili.

La morte è sempre con me. Questa è la mia lapide: è qui, sotto i piedi.

Non riesco a darmi pace. La lastra ha finito di sfregare: il sepolcro è definitivamente chiuso.

Devo fare presto!



( 1 ) Cantico dei cantici V, 2

( 2 ) Genesi XLVII, 29 - 30

( 3 ) Isaia LIV, 1 - 4


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