sabato 4 agosto 2012

IL SOFISTA E LA COLONNA TRAIANA


Io, Dione, fui un raffinato fanfarone. E nacqui, vissi e morii nel momento più splendido dell’impero romano.
Ho avuto una tale fortuna che ho dovuto perfino inventarmi un periodo sfortunato: a quarant’anni, spedito in esilio dall’imperatore Domiziano, che aveva cacciato da Roma filosofi e raccontafrottole. Pur appartenendo a questa seconda categoria mi sono stracciato le vesti e ho finto di essere un filosofo cinico, vivendo come un cane di giorno e andando ai bagni di notte.

File:Vagantmusiciansmosaic.jpg

In realtà ero stato solo allontanato dalla mia città, Prusa, in Bitinia, il primo pezzo d’Asia dopo il Bosforo: i miei concittadini non mi sopportavano più. Ma se pensavano di fregare un propagandista nato come me si sbagliavano di grosso. In esilio, in esilio! Ed eccomi creata l’aureola del martire in compagnia di Tucidide, di Senofonte... di Socrate!

File:Roman toga-Curia.JPG

Quando torna il bel tempo e l’imperatore Domiziano viene assassinato; quando torna al potere il senato con i nuovi signori Nerva e Traiano, abbandono gli stracci, vengo fatto cittadino romano e scrivo il primo panegirico che la storia ricordi, anticipando Plinio il Giovane.

File:ArcoTraiano1.JPG

Faccio un sacco di soldi e passo alla storia come “Crisostomo”, “Bocca d’oro”. Mi riesce meravigliosamente facile scrivere di tutto - basta non chiedere approfondimenti. Io, quando declamo, riempio gli stadi. Ho elogiato il fumo come l’arrosto, la morale come le zanzare. Una delle cose migliori è quando ho descritto, nell’”Euboico”, la vita di una povera famiglia di cacciatori. Un idillio dei bei tempi andati, che forse non furono mai, come potrebbe benissimo non esserci niente e tutto essere nulla, fuorché la parola.


File:Fayum-70.jpg

Andavo molto fiero soprattutto dei miei capelli. Perciò ho composto un “Elogio della chioma”. Ho visto dei legionari offrire delle teste mozzate all’imperatore stringendone i capelli frai denti. Ah, il potere è una tragedia funesta, ma di successo. E d’altronde i trionfi sono uno spettacolo imperdibile: ero al fianco del mio sovrano quando festeggiò il secondo massacro dei Daci, nel 107.


File:TABULA TRAIANA.jpg

E se non fosse stato per quel piccolo scandalo di cinque anni dopo, forse potrei anche rivelarvi la data della mia morte. Ma non la ricordo. Probabilmente avevo il mal di gola, stavo perdendo i capelli... Avevo perso l’uso della parola. E perciò ero già morto.


File:Trajanssaeule fuss 1860.jpg


martedì 31 luglio 2012

TRAMA DI TESSITURA IN SETTENARI



Innamorato fin dai tempi dell'università del Dittico di Anicio Probo, gioiello di passaggio fra l'arte antica e quella medievale, qualche anno fa volli dedicargli questa breve composizione in versi "intexti" com'era in voga nell'età tardoantica, sull'esempio del mio caro Optaziano Porfirio.
All'epoca la punteggiatura era usata solo per la burocrazia: punti e virgole avrebbero fatto il loro ingresso in poesia solo con i bizantini (vd. il Cometa in http://lucatraini.blogspot.it/2012/12/una-nuova-preziosa-antologia-di-poesia.html), con l'odierna lettura muta.
La croce intessuta nel testo trova la sua ragione nel fatto che la potentissima dinastia senatoria degli Anici fu una delle prime ad abbracciare il cristianesimo. La sua esponente più prestigiosa, Faltonia Betizia Proba (l'unica poetessa romana di cui ci sia giunta l'opera), intelaiò addirittura un poema su Antico e Nuovo Testamento usando come filo conduttore solo versi, per intero o a metà ("emistichi"), di Virgilio: roba da far impallidire i futuristi!
E altri importanti letterati - e politici - di famiglia furono Rufo Festo AvienoPaolino di Nola e, soprattutto, Severino Boezio e Gregorio Magno, con cui la genealogia ebbe termine.
ANICIO PROBO VALE.
"Vale" anche nel senso latino di "Addio".






domenica 1 luglio 2012

ASSASSIN'S CREED ART (R)EVOLUTION




[...] Assassin’s Creed is born eager for history, a few years after The End of History, as it was declared at the beginning of the 90’s. The story within Assassin’s Creed is great since its early concepts and the places where it is set are largely UNESCO World Heritage Site. The mother being the Annales School, with its appreciation of The Medieval Imagination; the father Michel Foucault, with his investigations into the relationships between power and knowledge. [...] We should not forget the intellectual vocation of the main characters of Assassin’s Creed, as they have it precisely inscribed in their DNA. Warriors but also writers, a cross between Garcilaso de la Vega and Marcus Aurelius, each of them owner of a rich library. Altaïr is a writer and his codex passes through the hands of Marco Polo and Dante Alighieri (surely Assassins, the latter being the first even to use the word “assassin” in Italian: Inferno, XIX, 50). Ezio Auditore, apart from living in such a jewel of village as Monteriggioni, comes from a family which is fond of architectural innovations (Villa Auditore as a Renaissance prototype above all) and subsidizes restoration of ancient monuments. Ezio surrounded himself with works of art and married a librarian wife, Sofia Sartor, who is none other than the Young Venetian Woman portrayed by Albrecht Dürer in 1505 (and Venice that of Commynes). [...]



[...] Assassin’s Creed nasce affamato di storia dopo che, all’inizio degli anni novanta, era stata decretata proprio la “fine della storia”. La storia di Assassin’s Creed nasce già grande e i luoghi in cui è ambientata sono in buona parte Patrimonio dell'UNESCO. La madre è l’École des Annales con la sua rivalutazione del Medioevo “meraviglioso e quotidiano”; il padre, Michel Foucault, il suo indagare le osmosi fra potere e sapere. [...] E' bene ricordare la vocazione intellettuale dei protagonisti di Assassin’s Creed – sarebbe proprio il caso di dire che ce l’hanno inscritta nel DNA – guerrieri ma anche scrittori, una via di mezzo tra Garcilaso della Vega e Marco Aurelio, ognuno dotato di una ricca biblioteca. Altaïr è scrittore e il suo codice passa fra le mani di Marco Polo e Dante Alighieri (chiaramente Assassini, il secondo poi è fra i primi a usare il termine in italiano: Inferno, XIX, 50). Ezio Auditore, oltre ad abitare in un gioiello di borgo come Monteriggioni, proviene da una famiglia amante delle novità architettoniche (Villa Auditore come prototipo rinascimentale), sovvenziona restauri di monumenti antichi, si circonda di opere d’arte e sposa una libraia, Sofia Sartor, che altri non è che la Giovane veneziana ritratta da Albrecht Dürer nel 1505 (e Venezia è quella di Commynes). [...]


Luca Traini


lunedì 14 maggio 2012

UN PROBLEMA CARAVAGGESCO Risoluzione e imprevisto


“La signora Rossi ha comprato 5 mele pagandole 5 lire ciascuna. Quanto ha speso complessivamente?”.

1) Chi è la signora Rossi?
Rossi... un cognome del nord... una signora milanese di mezza età, coi capelli cotonati, moglie del signor Rossi, impiegato, col golfino abbottonato sotto la giacca e gli occhiali. Con lo stesso signor Rossi ha avuto due bambini, un maschio e una femmina: Carlo e Carla. Il primo è nato sotto un cavolo; la seconda l’ha portata una cicogna. Il fruttivendolo si chiama Mario, è grasso e porta sempre un grembiule bianco: sembra un macellaio. Fuma le “Nazionali”.


Immagine correlata

Mi sono innamorato di Carla, che avrà anche lei 14 anni nel 1980, quando mangeremo insieme una mela e io le accarezzerò il casco d’oro dei capelli a banana.

2) Le mele.
Di quale colore? Le rosse sono belle ma non mi piacciono: troppo farinose. Le verdi, americane, le conoscerò solo da grande. Quelle gialle, quelle del Trentino, quelle sì. Ma la signora Rossi, secondo me, ha comprato quelle rosse... Che rapporto avrò con la mia futura suocera? Con una mela Eva sedusse Adamo.


File:Herp Atalanta and Hippomenes.jpg

Ma per colpa delle stesse la ninfa Atalanta fu sconfitta nei 200 metri. E’ un bel problema.

3)5 lire.
I libri di testo viaggiano sempre in ritardo rispetto all’inflazione, presentano personaggi dai nomi inverosimili e che non vestono alla moda. Una partita di flipper, nel 1975, costava già 50 lire. 


File:Wonderland Arcade, 1200 Grand Ave. Kansas City, Missouri - NARA - 283782.jpg

Manlio, Agenore, Lisetta, nell'eterno presente del mondo parallelo della grammatica, non buttano mai i soldi a flipper o in “leccornie”, ne risparmiano un sacco oppure li spendono in cose strane: candele che si consumano in un certo tempo, caramelle già scartate e dall’aspetto disgustoso, carriole brutte, di legno, corruttibili - per me, che all’epoca ammiravo la plastica rossa, eterna.


INDIRE Patrimonio librario in www.bdp.it

5 lire, già in quegli anni, erano un pesce di metallo irriconoscibile. Forse, un delfino - e quindi un mammifero.


PROCEDIMENTO

Moltiplicare il costo di una singola mela per 5.

SOLUZIONE

Totale: 25 lire.

IMPREVISTO


File:Paul Cézanne - Still Life with a Skull.JPG

Ma le mele, queste 5 mele, una di esse, vede, signora Rossi, questa qui... E’ bacata. Ha visto male. Ma sì, è proprio un verme quello che fa capolino. Lo sa, signora Rossi, che c’è un quadro di Caravaggio dove c’è una mela con un punto nero che sembra un melanoma?



Sì, proprio lì, proprio lì, è proprio così, signora Rossi: è una mela metafisica, come l’arte, la matematica.

EPILOGO

La signora Rossi, suo marito, Carla, Carlo mangiarono tutte le mele tranne quella, che fu buttata via, lei sola, tutta intera, nell’immondizia, con i 4 torsoli delle altre.



20 lire spese bene.
5, no.


venerdì 23 marzo 2012

IL QUADRO E IL TEATRO: UNA NASCITA PARALLELA NELL'ANTICA GRECIA

Non c'è gloria se non per quelli che dipinsero quadri

Plinio il Vecchio

Casa della Farnesina (Palazzo Massimo) 30-25 a.C.

Il quadro - la tavola, la tela, quella cosa lì che vedete appesa al muro – è una rappresentazione astratta che, se tutto va bene, ha duemila e cinquecento anni.
Il muro, quello sì che è più antico. E il quadro serve proprio a superarlo.
Il quadro è nato più o meno quando è stato perfezionato il vetro: il quadro in Grecia, il vetro in Fenicia, ma nulla è davvero trasparente.


Testa, perlina in vetro fenicia, VII sec. a.C.

Tu metti il vetro per proteggere la tavola o la tela con i colori che prendi dalla realtà se non chiudi gli occhi. Se sogni, sogni in bianco e nero. Il vetro è tutta la sabbia di cui è fatto, ma i granelli non li riesci a contare.
I granelli di sabbia contano se riesci a tenere in mano il pennello e fai qualcosa di giusto, di doveroso perché sei erede dell’albero che è morto per darti il legno della tavola, il legno che con quattro assi piallate ti regge la tela.
Perché il quadro nasce in Grecia col teatro, che dovrebbe essere specchio della vita – e quella ti sfugge di mano come la sabbia nelle quinte, fra il pubblico.


Casa della fontana grande, Pompei

E il pubblico vuole la tela, la tavola dove quello che hai visto, che hai in testa, che hai astratto dalla realtà in un lampo che squarcia una specie di notte – astrapto è il verbo – rimpasti con tecnica esperta, sapiente, che ha sapore ed è techne, arte, mescolando la chimica organica della tua mano con quella inorganica che sgorga dal tubetto acquistato in colorificio: tutta la nostra realtà è un colorificio dove il colore ha costi, energia, precisi.


Pere Borrell del Caso, Sfuggendo alla critica, 1874

Esposizione. Luogo espositivo. Galleria. Passaggio nel buio da una luce – la vita - ad un’altra, l’arte, che in radice è “artiglio”, artiglio di qualcosa che vola, vuole volare e fissa il cielo artigliato ai rami di un albero, le radici dell’albero da cui la tavola, il sostegno della tela, sostegno della vita, per cui l’artista consacra la vita – perché “sacro” ha a che fare con la morte che lui, che noi vogliamo vincere, almeno per un attimo – la vita nel quadro vuole riconoscersi da almeno 2500 anni, vuole superare i muri che si è costruita da 15000, vuole fare del suo percorso una galleria, esporsi alla notte per raggiungere ancora una volta la luce, essere un colorificio, fluire da tutti i tubetti possibili non per essere oggetto ma soggetto di scambio nell’agorà, nella piazza del mercato dove allestiranno l’ennesimo teatro.
Il prezzo da pagare è questo.


mercoledì 14 marzo 2012

NATURA MORTA CON PESCI (I FILOSOFI DEVONO MANGIARE)

Commento musicale Francesco Provenzale, Cara la tua piaga 


Giovan Battista Recco, “Natura morta con pesci”
(metà XVII sec.)


Io sono il melone messo da parte. Io sono il popone inciso da un razionalista cartesiano.
Vedi questo vuoto dai lati perfetti nella mia natura? Vedi questa mia interiorità lasciata fuori, scolpita con precisione? Tu credi che avrò tempo di far crescere una cicatrice sulla mia buccia? Tu pensi che il mio boccone verrà mangiato?
No, io sono una riproduzione della luce buona per i libri di geometria.
Io sono la riprova che l’arte non marcisce, ma non si mangia.

Testo tratto dalla plaquette della mostra L’Europa dei caravaggeschi, curata da Debora Ferrari, Crédit Suisse, Varese, 2006



I FILOSOFI DEVONO MANGIARE







Devono, per forza. E Democrito ride, perché la sfera che ha disegnato è un cocomero perfetto tagliato a metà, un atomo tondo e liscio e dolce. Così ride nel suo ovale circonfuso di fiori: l’uomo affettato, dissezionato è come un frutto spalancato che mostra e dimostra i suoi semi.
Eraclito, no, forse piange o è sul punto di farlo bagnando un libro che sembra pane, formaggio. Forse piange irrigando i suoi fiori, perché tutto scorre. Fino al bancone della frutta e ad altri fiori. A quel cocomero in secondo piano così oscuro, che dev’essere infilzato perché vengano alla luce la polpa e il liquido rosso acceso.
“Chi ha da pensare deve anche mangiare” avrà detto Giuseppe Recco a Luca Giordano dopo aver dipinto i fiori per i suoi filosofi. Così ha imbandito, in effige come i santi, un servizio di frutta da viceré per i poveri di Napoli, vestiti come i veri sapienti, di stracci.
Democrito ride, perché ha mangiato.
Eraclito forse piange: chissà quando ricapiterà?
       
Luca Traini

domenica 11 marzo 2012

POESIA E VIABILITA'


Lavori in corso davanti alla Chiesa dell'Autostrada del Sole
Erba dinosauri autostrade
Parcheggio riservato
Firenze: edicola e divieti
Autostrada Mi-To
A 14



Lavori in corso davanti alla Chiesa dell'Autostrada del Sole

Essere in coda sull'autostrada con i lavori in corso diventa metafora.
Commuove con quanta forza si avvitino i tiranti,


quanto resistano i segnali prima di spezzarsi,


come inizi a sbrecciare una piccola finestra anche nel cemento armato.


E' ora di stendere un velo di asfalto nuovo.
Non senti questo odore di riso?
E' bollente: aspetta che si raffreddi.
Sarà l'ultimo strato archeologico.


E' come disegnare su una pellicola,
La nostra presenza sulla terra,
Dipingere grumo su grumo senza l'anticalcare.


Un sogno, un incubo, un sogno
Stampato in 3D sulla tettonica a placche, sul magma.

Foto e poesia Luca Traini



ERBA DINOSAURI AUTOSTRADE


Piccole isole di verde
Chiuse dai raccordi delle autostrade
Dove nessuno passeggia
Dove trionfa l'erba
La stessa che sorprese i dinosauri
Gli stessi che ora sono idrocarburi.

Testo e foto di Luca Traini



PARCHEGGIO RISERVATO


Sembrano maschere, divinità ctonie con la bocca spalancata a difesa dell'ingresso agli inferi (vedi quella pesante lastra colore del bronzo).
Chi ha progettato le forme del sotto di quelle plastiche rosse forse aveva in mente i volti delle statue olmeche o i totem degli Kwakiutl.
Così i lavori stradali aprono nuove vie all'immaginazione. Il mito lambisce i marciapiedi, resta inquieto sotto l'asfalto, i treppiedi dei geometri.

Testo e foto di Luca Traini



Firenze: edicola e divieti


Dio muore fra i divieti
Anche quello di morire

Foto e poesia di Luca Traini




AUTOSTRADA MI-TO


Le montagne non toccano il cielo
E il cuore è solo una pompa
Se dico anima, penso al vento
Se dici spirito, ti do l'alcool.




A 14

Porto Sant'Elpidio è una lunga lisca di case: chilometri e chilometri da un capo all’altro. La periferia nord la chiamano “Svizzera”.
Dal Chienti al Tenna, Da La Corva al mare: cercando nei giorni più belli... la Jugoslavia. Che non vidi mai.
Ma alle spalle del paese, alle mie, in uno di questi giorni radiosi ultimarono il viadotto dell’autostrada.

E’ la “A 14”. Era il ’73. E quell’arcobaleno di cemento armato non fu mai - almeno per me - soltanto la stampella gigante di un sistema viario. Piccole troppo piccole le automobili. E ancora più piccoli gli esseri umani dentro, invisibili.
Sei qualcosa di talmente grande che può contenere tutta la mia gioia.
Sei qualcosa di talmente alto che non finirò mai di salire.


Eppure - sembra incredibile - un giorno d’estate c’inerpicammo lungo il sentiero che dallo stagno al confine della “Svizzera” porta a La Corva. E arrivammo in cima.
Un piazzale d’asfalto con tavolo, qualche sedia… una capanna. E l’autostrada, vuota.

Verso nord. Verso nord.
Dove porti? Dove mi porti?
Verso la Svizzera, quella vera?
Ma no, non è ancora tempo.

E fisso l’Adriatico, le piattaforme petrolifere al largo.
La Jugoslavia, dove il maresciallo Tito sta preparando la sua sfortunata costituzione, non si vede neanche da qui.