sabato 28 giugno 2025

FRANCESCA MANZONI: ANTENATA E ISPIRATRICE DI ALESSANDRO

 Commento musicale Maria Teresa Agnesi, Non piangete, amati rai



In occasione del 315° anniversario della nascita di questa importante poetessa troppo dimenticata ripropongo l'articolo che ho scritto nel 2023.

"Visto che tutti parleranno di Alessandro Manzoni per il 150° dalla morte io ricorderò invece la sua antenata Francesca, vissuta quasi un secolo prima e a lui congiunta, più che nel segno della biologia (lo scrittore è quasi certamente figlio della relazione fra Giulia Beccaria e Giovanni Verri), nel comune amore per la poesia. Perché Francesca, alias Fenicia per gli Arcadi, fu una protagonista della vita culturale milanese - ed europea, in quanto strettamente legata alla corte degli Asburgo - anche se purtroppo per breve tempo. Morì di parto nel 1743 a soli 33 anni, la canonica età di Gesù. E infatti l’intensa ispirazione cristiana dei suoi versi è proprio il segno distintivo che la accomuna al suo discendente. Un sentimento profondo poco di moda tanto agli albori dell’Illuminismo che durante il vuoto conformismo religioso della Restaurazione. Li unisce inoltre la professione di fede nella scrittura per drammi, il teatro in versi.

Tuttavia, se Adelchi o Il conte di Carmagnola li trovate in qualsiasi libreria, per avere subito a disposizione il capolavoro di Francesca, L’Ester, dovete rivolgervi a Google Books e sfogliare virtualmente l’edizione originale del 1733 (avendo fede 290 anni dopo nella rivelazione di una nuova edizione a stampa).

Dramma tratto naturalmente dal Libro di Ester presente nella Bibbia, testo dalla genesi quanto mai complessa, presentato dalla scrittrice in un’introduzione dottissima (trenta fitte pagine), dove fa sue le interpretazioni del testo biblico greco dei Settanta e dello storico Giuseppe Flavio, che ambientano la vicenda alla corte del re dei re persiano Artaserse I Longimano.

C’è da sottolineare che la Manzoni, quasi da femminista ante litteram, ha quasi sempre posto al centro della sua drammaturgia donne come protagoniste. Ne fanno fede altri titoli che aspettano una riedizione contemporanea come La DebboraLa madre de MacabeiL’Abigaile. Tutte eroine bibliche, tutte scritture anche in forma di libretto per oratori o azioni sacre messe in musica da compositori in voga come Francesco Bartolomeo Conti o Luca Antonio Predieri. Stella polare di riferimento e colta mecenate l’imperatrice Elisabetta Cristina, consorte di Carlo VI".

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giovedì 26 giugno 2025

IL FUTURO DEL PASSATO: L’ARCHITETTURA VISIONARIA DI LEDOUX

 Commento musicale J. F. Rebel, Les éléments

Sogno da sempre con occhi ben aperti e quando trovo nel presente e nel passato persone che condividono questa prospettiva sboccia subito l’amore. Come all’università, quando incontrai le opere di tre eccezionali artisti francesi nel libro di un viennese di origine ebraica, Emil Kaufmann, teorico dell’Architettura Rivoluzionaria costretto dalle famigerate “leggi razziali” a espatriare negli Stati Uniti. Architettura dell’Illuminismo, questo il titolo piuttosto anestetizzato dell’edizione italiana Einaudi, ma le palpebre fecero ancora più fatica richiudersi di fronte al genio di Étienne-Louis Boullée, Claude-Nicholas Ledoux e Jean-Jacques Lequeu. Immagini dei loro progetti e disegni sono sparsi nei più di 400 post del mio blog, ma oggi voglio dedicarmi all’artista che mi colpì al cuore per primo.

Bella scommessa definire “rivoluzionario” Ledoux, dal cognome così gentile, visto che rimase sempre un legittimista. Ma oggi sappiamo che anche da conservatori apparenti può sorgere un visione rivoluzionaria del futuro: ciò che importa è l’intelligenza di fondo utile al nostro modo di prospettare in modo originale cultura e società democratiche.

E quanto è stato originale Ledoux! Eppure la sua strabiliante novità è figlia di un apprendistato nel “classicismo” stile Luigi XV e dei resoconti dei viaggi in Italia, su tutti quelli dell’architetto Louis-François Trouard, folgorato dai resti di Paestum e dalla rivisitazione del Palladio (palladianesimo che il Nostro fece definitivamente proprio, specie per l’imponente uso degli archi serliani, dopo un viaggio in Inghilterra tra il 1769 e i 1771).

Ma a che serve una tradizione se non per azzannarla come si deve, digerirla per bene e poi trarne le dinamiche giuste per rivoluzionarla?

È quello che fa quando deve progettare un complesso di edifici estremamente concreto (nulla come la concretezza stimola un’astrazione che non deve restare fine a se stessa): le Saline Reali di Arc-et-Senans (1774-1779).

Quanto ha realizzato e si può ancora vedere! Non basta: occorre il sogno di quello sarebbe potuto essere e resta sulla carta, che canta - eccome! - perché è ancora per noi qualcosa che esce dai confini di una cornice ad angolo retto a cui siamo avvezzi e ribelli da più di10.000 anni. Tutti pubblicati in un volume del 1804 dal titolo innocuo “Architettura considerata in relazione all'arte, alla morale e alla legislazione”.

I grandi sogni a occhi aperti, con tutti i limiti dell’epoca cui dobbiamo andare oltre, sono: la sferica Casa dei guardaboschi (sorella pragmatica del Cenotafio di Newton di Boullée),

la Casa dei direttori della Loue (progenitrice della Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright),

la Casa dei taglialegna (piramide tagliata come una montagna e i suoi alberi per dare nuovo fuoco)

e l’enorme occhio per il Teatro di Besançon

(uno dei punti di partenza per il mio libro La nostra civiltà è un sogno ad angolo retto).

Concediamo pure al nostro architetto il favore dell’ultima amante di Luigi XV, Madame du Barry, appassionata d’arte e talentuosa disegnatrice (vittima dell’uso seriale della ghigliottina nel 1793), cosa stiamo cercando in questo momento storico? Tutte le formidabili capacità umane in grado di guardare oltre il proprio tempo per non arrendersi a Intelligenze Artificiali che, fortunatamente per ora, non sanno offrire un orizzonte che non sia legato al passato (perché, alla fin fine, questo potrebbe essere quello che vogliono - o desiderano i loro supervisori - arrenderci e fermarci a quello che siamo stati, magari il più lontano e peggio possibile).

La fantasia - e usiamo anche questo termine! - è l’arma migliore in tutti i campi contro ogni genere di rigurgito assolutista che dobbiamo usare per far vivere pienamente la nostra immensa cultura.

“Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità” (Voltaire).

Luca Traini