martedì 25 novembre 2025

UN ARTICOLO DELLA RIVISTA “SCIENCE” CONFERMA “LA NOSTRA CIVILTÀ È UN SOGNO AD ANGOLO RETTO”

 Commento musicale J. S. Bach, Toccata e Fuga "Dorica"

“Culture literally changes how we see the world: where city dwellers see rectangles, people who live in round huts see circles”, questo il titolo di un importante articolo a firma di Nala Rogers pubblicato sul sito online della prestigiosa rivista scientifica americana il 20 giugno e riproposto in italiano sull’ultimo numero di Internazionale. Semplificando, si tratta di uno studio comparativo in cui certe immagini geometriche vengono sottoposte sia ad abitanti di città inglesi e americane che a indigeni Himba della Namibia (Stato la cui lotta di liberazione dal colonialismo europeo prima e sudafricano afrikaner poi ho studiato e seguito con passione). Dove popoli di cultura europea vivono con la “città” come punto di riferimento vedono quadrati o rettangoli anche in figure che potrebbero essere interpretate diversamente - perché il punto di partenza sono le loro abitazioni con mura, porte, finestre ad angolo retto, studiano su libri, vedono quadri o schermi di cinema, televisioni, computer e iPhone della stessa forma (elementi costitutivi della “civiltà”, termine che uso esclusivamente in termine tecnico e non morale, ossia di quanto sviluppatosi in 12.000 anni dall’uso della pietra squadrata e del mattone durante la Rivoluzione Neolitica che ha dato vita a società sedentarie dedite all’agricoltura) - così la cultura Himba, che, come tante altre culture tribali, ha seguito una strada diversa, fatta di abitazioni costituite da capanne protette da recinti circolari, vede soprattutto cerchi, perché questa è la concreta realtà esistenziale a cui fanno riferimento. Come ho scritto ne La nostra civiltà è un sogno ad angolo retto - edita da TraRari TIPI nel 2024, ma sviluppo di quanto avevo già avevo stilato in sintesi in un capitolo di “Art is a Game”, pubblicato da Skira nel 2011 per una mostra che avevo curato alla Biennale di Venezia - la forma prediletta delle “civiltà” agricole diventate industriali e oggi post-industriali non è qualcosa di assoluto, ma un contenitore ancora di formidabile potenza economica (dal greco “oikonomia”, “legge della casa”) e politica (sempre dal greco “polis”, semplificando, “città”) accettato, imposto o, in questo caso, rifiutato da altre culture che continuano a seguire la strada degli occhi con cui per milioni di anni - notevole quantità qualitativa di tempo - abbiamo visto noi stessi e quanto ci circondava. Sarà un caso che è proprio una donna, Uapwanawa Muhenije, Himba di un villaggio nel nord della Namibia, a stupirsi che, fra le diverse Illusioni di Coffer, “non riusciamo a vedere quelle rotonde”? Dopotutto la “civiltà ad angolo retto” nasce da una matrice maschilista che si è consolidata nei millenni e solo nell’ultimo secolo è stata messa fortemente in discussione. Un discorso ancora aperto che mi piace sia stato messo all’attenzione globale da una giornalista attenta come Nala Rogers, che farebbe contenta la mai troppo compianta Zaha Adid, con la sua nuova architettura tutta al femminile. Un discorso che non vorrei limitato solo al suo prezioso articolo Made in USA, dimenticando gli apporti della negletta Italia, dove il mio libro e quanto l’ha preceduto è frutto dei preziosi suggerimenti della responsabile di Musea, Debora Ferrari: da tanti anni ci ispiriamo a vicenda.

Approfondimento in

Luca Traini

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