Arte ed enigmi di Jean-Jacques Lequeu
Commento musicale Jean-Féry Rebel, Fantaisie
Disegno umano e felino per un altro degli architetti che ho iniziato ad amare nel libro mille volte sfogliato di Emil Kaufmann L’architettura dell’Illuminismo (vedi anche Il futuro del passato: l’architettura visionaria di Ledoux).
https://lucatraini.blogspot.com/2025/06/il-futuro-del-passato-larchitettura.html
Jen-Jacques Lequeu (1757-1826), stesso nome di Rousseau, ma più nascosto, ancora più inquieto. Figlio di un mastro falegname già provetto disegnatore, formato da una delle rare scuole gratuite dell’epoca, quella fondata dall’architetto pittore Jean-Baptiste Descamps, futuro modello d’azione per il Nostro: quanto si può fare si fa, il resto lo si disegna per i posteri. Conquistata la qualifica del mestiere grazie a premi e borse di studio dieci anni prima che la Rivoluzione Francese metta alla pari figli di falegnami e stirpi elitarie, approda a Parigi dalla sua Rouen.
La Bastiglia domina ancora la città e la lotta dura è per trovare professionisti affermati, nobili ed ecclesiastici mecenati che proteggano - e terra terra paghino - il lavoro (la Francia prerivoluzionaria non era l’Italia del Rinascimento dove uno scalpellino era potuto diventare il Palladio).
In un complesso balletto fra padroni e progetti riesce in qualche modo a tirare avanti nel groviglio istituzionale dell’epoca, progettando, litigando e cercando di entrare a far parte dell’equipe sollecitata fin dai tempi di Luigi XV per la costruzione del Panthéon.
Invano. Però, tra mille difficoltà, inizia a scrivere due testi che saranno il suo lascito immortale: Architettura civile e Nuovo metodo di disegno per tracciare la testa dell'uomo mediante la geometria descrittiva.
Poi, nello stesso anno in cui stende Guida metodica per imparare ad incidere disegni a inchiostro con acquaforte, arriva la Rivoluzione. Tempesta fin troppo forte per artisti come lui abituati alle continue secche dell’Ancien Régime. Che fare privi di patrocinatori aristocratici? Tocca lavorare all’Ufficio del Catasto del Ministero dell’Interno e, fra mille idee che prendono forma, salvare eroicamente la tomba di uno dei suoi amati maestri, Jacques-Germain Soufflot, dalla profanazione.
La nuova temperie culturale, tuttavia, spalanca all’artista inusitati orizzonti, che avrebbero entusiasmato più di un secolo dopo Marcel Duchamp (e probabilmente ispirato De Chirico, Magritte e Delvaux). Parlo dei suoi disegni, in particolare dei ritratti, che sembrano usciti da un film di Buňuel: dal Gatto della Libertà alla bimba con cagnolino teneramente allucinata, dalla monaca che si libera del velo per diventare madre alla misteriosa dama velata di Rouen, fino all’enorme sbadiglio dell’uomo in bombetta che sembra chiudere gli occhi nell’attesa di un secolo, quando la sua moda farà furore.
E infatti la grande arte di Lequeu dovrà attendere più più di cento anni per uscire dall’oblio di una morte in piena, deprimente Restaurazione. Sarà necessaria proprio l’opera inestimabile di Kaufmann a riportarlo alla luce, in un anno terribile: il 1933. Senza dimenticare che nel post ometto, per evitare censure di algoritmi incapaci di distinguere tra arte e pornografia, le sue splendide raffigurazioni di genitali femminili emaschili, riunite solo dopo il 1975(!) col triste titolo Figures lascives et obscènes, che precedono di almeno settant’anni L'Origine du monde di Courbet.
Dalla sua eredità spuntarono anche sette o otto melodrammi (compositore quindi quale il suo omonimo Rousseau) - probabilmente il commento musicale più consono alla sua opera fuori da schemi che non fossero pentagrammi da cui subito levarsi in volo nell’arte più impalpabile – ma, forse giusto per questo ,risultano introvabili…
E visto che parliamo di eredità, la conclusione è che non si può che continuare ad amarlo, seguendo una citazione dell’illuminista che, a mio parere, è più in connessione con la sua libertà creativa, Denis Diderot: “A volte sei così profondo e sublime che non riesco a sentirti”.
Il sublime è lo scatto verso l’alto della Fenice oltre ogni chiave di volta, liberata dalla perfetta nudità di una donna che cerca di fuoriuscire dalle forme costituite, emancipata dalla gabbia di abiti e abitudini che contribuivano a soffocarla.
Oggi possiamo sentirlo e dobbiamo continuare a tenere ben attenta questa sensibilità a 360°, così indispensabile a una vera Democrazia, nella politica come nell’arte.




