mercoledì 31 gennaio 2024
HO RITROVATO PROUST ALLA KOLYMA
sabato 27 gennaio 2024
GIOVANNI SCOTO ERIUGENA E IL MAESTRO DI ECHTERNACH Connessioni di arte e poesia fra il Dante e il Michelangelo dell'Alto Medioevo
martedì 23 gennaio 2024
IL REGNO DEL CONGO, IL PRIMO VESCOVO DELL’AFRICA NERA (1518)
mercoledì 17 gennaio 2024
IL DIAVOLO E L'ACQUASANTA Due cardinali, tre libri e un tentato omicidio
Quando leggo i frammenti acuminati di La Rochefoucauld sento prima la spada dell’uomo che cerca di infilzare la carne dei simili come fosse un prosciutto, poi le garze eleganti, essenziali dell’aforista sulle cicatrici mai rimarginate della vita a corte.
La storia delle due Fronde nella Francia di metà XVII secolo è un bel ginepraio e alla fine ha la meglio chi non ha tempo di scrivere Massime o Memorie: il cardinale Mazzarino. Il presente profondo della riflessione letteraria è figlio della sconfitta politica e della sopravvivenza dei due scrittori all’ombra del Re Sole.
Poi c’è chi sconfessa con tale limpida chiarezza la geopolitica di Luigi XIV tutta allori (mutati in piante carnivore), ribalta alleanze di secoli col sorriso e finisce coi denti cariati dalla Guerra dei Sette Anni, quella dove il giovane capitano de Sade sperimentò le prime fiamme dell’inferno.
È De Bernis, poeta e accademico di Francia prima ancora che ministro, amante della pace e amico di Voltaire. Che io sappia le sue poesie non sono state pubblicate in italiano. Quel suo amore per la terra da fiera piccola nobiltà con radici nel XII secolo, che saprà traslare anche in prosa fisiocratica e non sarebbe dispiaciuto a Saint-Beuve (lo definì precursore di de Lamartine), provo a tradurlo da qualche passo di Sur l'amour de la patrie:
[...]
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domenica 7 gennaio 2024
AMORI LONTANI? Guglielmo d'Aquitania e Beatrice di Dia
Gugliemo
“Una poesia farò di puro nulla:
non su di me né sopra gli altri,
neppur d’amore e di gioventù,
e di null’altro,
che anzi fu scritta mentre dormivo
sopra un cavallo.”
Il cavaliere dorme e sogna la sua bella. O la sogna ancora dopo essere stato con lei. Che a sua volta lo ricorda nel sogno a occhi aperti che ci unisce agli altri, la poesia.
Beatrice
“Bell’amico, gentile e valoroso,
Quando vi terrò in poter mio?
Giacere con voi almeno una sera
Per farvi dono d’un bacio d’amore!
Voi,invece che il marito,
A patto d’avermi giurato
Di far tutto ciò ch’è in mio volere."
Ecco, nella poesia dell’amore avevano perso i loro titoli. Due esseri umani: tanto cercavo. Breve, fragile incanto.
Poi lo studio, com’è giusto, mi ha fatto riconoscere l’entità del privilegio e della convenzione. La mano che accarezzava, la stessa del macellaio: una spada per la crociata, una mannaia per il banchetto. La donna regina della luna alla luce del sole: semplice pedina di una politica matrimoniale.
E poi quello strano, misterioso rapporto...
[...]
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mercoledì 3 gennaio 2024
CORRISPONDENZE
L’ombra della mano sulla buca sigillata rimpiange
tutte le lettere mai scritte.
Scotch, forse un invito a berci sopra, a dimenticare
tutti i corrispondenti. La grande fatica di trovare una corrispondenza fra
mittente e destinatario e quella più piccola, di uscire di casa, camminare fino
alla più vicina buca delle lettere. Per l’ultima busta - definitiva o meno -
impedita dal nastro adesivo, timbrata un tempo dal Ministero.
Poste e Telecomunicazioni, Poste e Telegrafi. Metallica
e sospesa, rossa come la passione ormai sbrecciata, mentre esco dal bar a
fianco ti noto come presenza che avrei dovuto amare. Sarei dovuto passare,
notare la tua robusta eleganza, e invece sei passata. Una lettera di rimpianti,
quella era da scrivere, a Posta dea delle comunicazioni, a costo anche della
censura. Invece ora dillo alla mail, al virtuale di cui batti i tasti al
computer così fragili che possono saltare. La penna, la tua biro, poteva
scrivere nervosa: i fogli accettavano solchi da aratro che il desktop nemmeno
può sognare. Fumando l’ennesima sigaretta che non dovresti fumare torni col
pensiero, impalpabile, a quanto avresti dovuto sigillare di pugno con la ceralacca,
cosa che ti faceva ridere, ricordare papi e imperatori. E una canzone di Heather
Parisi.
Pace, tanto non hai mai amato scrivere lettere come
tenere diari e la memoria comincia a fare i primi scherzi, anche a uno
scrittore di formazione storica. La memoria delle tua posta elettronica non va
oltre il 2004. Prima c’è solo una quantità di pezzi di carta strappata dispersi
e solo in parte raccolti in una scatola di cartone, dove metti il digitale in
senso concreto una volta l’anno se va bene.
Questa buca imbavagliata resta e mi rimprovera,
come un buco nero al centro di una galassia inattivo e stanco di sputare
informazioni per l’ennesimo spettatore lontano anni luce. Sembra dire: leggi illustri
epistolari e diari del passato - quanto ti piace - ma la privacy del tuo motore
di ricerca non farà mai cercare a nessuno quello che hai scritto. E io, che
neppure ho amato le cabine telefoniche, ormai sradicate, e neanche sms,
whatsapp o telegram, lascerò alla memoria una memoria di pagine vicine allo
zero. L’eterno presente che ho sempre criticato prenderà - forse - l’ennesima
vittoria.
Blog, social e altri libri. Tenterò così di rispondere al monito di questa buca scocciata. Cercando di dare un contenuto che pesa una vita alla fluttuazione quantistica del vuoto.
Testo e foto di Luca Traini
