L’ombra della mano sulla buca sigillata rimpiange
tutte le lettere mai scritte.
Scotch, forse un invito a berci sopra, a dimenticare
tutti i corrispondenti. La grande fatica di trovare una corrispondenza fra
mittente e destinatario e quella più piccola, di uscire di casa, camminare fino
alla più vicina buca delle lettere. Per l’ultima busta - definitiva o meno -
impedita dal nastro adesivo, timbrata un tempo dal Ministero.
Poste e Telecomunicazioni, Poste e Telegrafi. Metallica
e sospesa, rossa come la passione ormai sbrecciata, mentre esco dal bar a
fianco ti noto come presenza che avrei dovuto amare. Sarei dovuto passare,
notare la tua robusta eleganza, e invece sei passata. Una lettera di rimpianti,
quella era da scrivere, a Posta dea delle comunicazioni, a costo anche della
censura. Invece ora dillo alla mail, al virtuale di cui batti i tasti al
computer così fragili che possono saltare. La penna, la tua biro, poteva
scrivere nervosa: i fogli accettavano solchi da aratro che il desktop nemmeno
può sognare. Fumando l’ennesima sigaretta che non dovresti fumare torni col
pensiero, impalpabile, a quanto avresti dovuto sigillare di pugno con la ceralacca,
cosa che ti faceva ridere, ricordare papi e imperatori. E una canzone di Heather
Parisi.
Pace, tanto non hai mai amato scrivere lettere come
tenere diari e la memoria comincia a fare i primi scherzi, anche a uno
scrittore di formazione storica. La memoria delle tua posta elettronica non va
oltre il 2004. Prima c’è solo una quantità di pezzi di carta strappata dispersi
e solo in parte raccolti in una scatola di cartone, dove metti il digitale in
senso concreto una volta l’anno se va bene.
Questa buca imbavagliata resta e mi rimprovera,
come un buco nero al centro di una galassia inattivo e stanco di sputare
informazioni per l’ennesimo spettatore lontano anni luce. Sembra dire: leggi illustri
epistolari e diari del passato - quanto ti piace - ma la privacy del tuo motore
di ricerca non farà mai cercare a nessuno quello che hai scritto. E io, che
neppure ho amato le cabine telefoniche, ormai sradicate, e neanche sms,
whatsapp o telegram, lascerò alla memoria una memoria di pagine vicine allo
zero. L’eterno presente che ho sempre criticato prenderà - forse - l’ennesima
vittoria.
Blog, social e altri libri. Tenterò così di rispondere al monito di questa buca scocciata. Cercando di dare un contenuto che pesa una vita alla fluttuazione quantistica del vuoto.
Testo e foto di Luca Traini

Nessun commento:
Posta un commento