mercoledì 3 gennaio 2024

CORRISPONDENZE

L’ombra della mano sulla buca sigillata rimpiange tutte le lettere mai scritte.

Scotch, forse un invito a berci sopra, a dimenticare tutti i corrispondenti. La grande fatica di trovare una corrispondenza fra mittente e destinatario e quella più piccola, di uscire di casa, camminare fino alla più vicina buca delle lettere. Per l’ultima busta - definitiva o meno - impedita dal nastro adesivo, timbrata un tempo dal Ministero.

Poste e Telecomunicazioni, Poste e Telegrafi. Metallica e sospesa, rossa come la passione ormai sbrecciata, mentre esco dal bar a fianco ti noto come presenza che avrei dovuto amare. Sarei dovuto passare, notare la tua robusta eleganza, e invece sei passata. Una lettera di rimpianti, quella era da scrivere, a Posta dea delle comunicazioni, a costo anche della censura. Invece ora dillo alla mail, al virtuale di cui batti i tasti al computer così fragili che possono saltare. La penna, la tua biro, poteva scrivere nervosa: i fogli accettavano solchi da aratro che il desktop nemmeno può sognare. Fumando l’ennesima sigaretta che non dovresti fumare torni col pensiero, impalpabile, a quanto avresti dovuto sigillare di pugno con la ceralacca, cosa che ti faceva ridere, ricordare papi e imperatori. E una canzone di Heather Parisi.

Pace, tanto non hai mai amato scrivere lettere come tenere diari e la memoria comincia a fare i primi scherzi, anche a uno scrittore di formazione storica. La memoria delle tua posta elettronica non va oltre il 2004. Prima c’è solo una quantità di pezzi di carta strappata dispersi e solo in parte raccolti in una scatola di cartone, dove metti il digitale in senso concreto una volta l’anno se va bene.

Questa buca imbavagliata resta e mi rimprovera, come un buco nero al centro di una galassia inattivo e stanco di sputare informazioni per l’ennesimo spettatore lontano anni luce. Sembra dire: leggi illustri epistolari e diari del passato - quanto ti piace - ma la privacy del tuo motore di ricerca non farà mai cercare a nessuno quello che hai scritto. E io, che neppure ho amato le cabine telefoniche, ormai sradicate, e neanche sms, whatsapp o telegram, lascerò alla memoria una memoria di pagine vicine allo zero. L’eterno presente che ho sempre criticato prenderà - forse - l’ennesima vittoria.

Blog, social e altri libri. Tenterò così di rispondere al monito di questa buca scocciata. Cercando di dare un contenuto che pesa una vita alla fluttuazione quantistica del vuoto.


Testo e foto di Luca Traini

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