Il genio architettonico di Karl Friedrich Schinkel
fra Romanticismo e politica
Sia fiaba, o realtà storica, che l’amore
è stato il primo a tentare le arti figurative,
è certo che non si è mai stancato di guidare la mano
G. E. Lessing, Laocoonte
Commento musicale Ludwig van Beethoven, Le creature di Prometeo, Ouverture
Innovazione e tradizione continuamente reinterpretati con lucido pathos visionario da un architetto-pittore prussiano che ho imparato ad amare quando scrivevo le Connessioni Remote per NEOLUDICA, la mostra curata da Debora Ferrari e dal sottoscritto per la Biennale di Venezia: https://lucatraini.blogspot.com/p/una-nuova-filosofia.html Meraviglia 5 (ITA) e https://lucatraini.blogspot.com/2012/10/view-conference-torino-2012.html Wonder 5 (ENG).
In principio c’era quella storia tutta politica del progetto di mausoleo per la regina Luisa che l’artista, pervaso dall’impeto romantico, avrebbe voluto nelle forme di un neogotico ritenuto sensuale come la sovrana. “Femminilità”, “sentimento”, “spontaneità”, “passione” già sintetizzate nel ritratto della pittrice Élisabeth-Louise Vigée Le Brun, ma che non escludevano affatto il talento politico: “Il re ha perso il suo miglior ministro” avrebbe detto Napoleone quando la donna morì nel 1810 ad appena 34 anni.
1810, ancora in piena temperie neoclassica: il vedovo Federico Guglielmo III decide per un monumento manifesto politico tutto candore e rigore squadrato stile Grecia rivista e corretta in forma teutonica (1815) che, sulle orme delle rovine sbiancate dei templi antichi, avrà - ahimè - successo dalla filologia dell’Ottocento fino al film Olimpia di Leni Riefenstahl (1938): “A e Ω”.
Schinkel chiaramente non ha nessuna colpa per le strumentalizzazioni imperialiste (nel mausoleo finiranno anche il vedovo e il figlio Guglielmo, primo imperatore di Germania, con la consorte Augusta) e naziste. È un giovane artista di talento che, nel periodo aureo del rinnovamento culturale tedesco, ha fatto il suo bravo Grand Tour in Italia attento non solo alle canoniche rovine dell’antichità ma anche a quelle medievali, ispirandosi nel suo ritorno in patria alla contemplazione visionaria di natura e storia della pittura di Caspar David Friedrich.
Nella temperie delle grandi riforme seguite alla sconfitta subita dalle armate napoleoniche, la sua grande operazione di reinterpretazione all’insegna dell’originalità ha inizio proprio con l’arte figurativa: paesaggi che si rifanno al “sublime” kantiano, scenografie monumentali come quella per il Flauto magico di Mozart, ripresa da Miloš Forman (e Neville Marriner) in Amadeus, o innovativi diorami quale il Panorama di Palermo a 360°.
L’architetto deve attendere proprio il 1810 quando stato e sovrano così cari a Hegel si riprendono dalla catastrofe militare e lo designano supervisore alla costruzione di edifici reali, civili e religiosi che rivoluzioneranno una Berlino che ancora ammantava il suo cuore soldatesco nelle forme aeree, troppo francesi, del Rococò.
Un lavoro incessante che lo porterà nel 1830 alla carica di “architetto capo” e a una duratura fama internazionale. Ma ciò che a me interessava nel 2008, quando scrissi le prime Connessioni (https://lucatraini.blogspot.com/2012/03/loading.html), era soprattutto l’interesse ecclettico dell’artista per nuovi materiali e nuove forme, frutto anche dei suoi viaggi in Francia e Inghilterra. Come l’uso non celato del metallo nel Baldacchino del Memoriale dedicato al re di Svezia Gustavo Adolfo a Lützen (che nella mia abituale Artecomposizione ho inserito in alto a destra, riprodotto dal pittore svedese Johan Christoffer Boklund): ne parlava meravigliata già la Gazzetta piemontese nel 1837. O come quel formidabile prototipo di moderna architettura funzionale rappresentato dall’Accademia di Architettura di Berlino (in basso a sinistra, sotto ritratto e quadro romantico del nostro Karl Friedrich), completata nel 1832, tanto ispirata dalla pratica costruttiva di fabbriche e docks inglesi quanto dai progetti disegnati e mai realizzati di architetti visionari francesi del ‘700 come Ledoux. Semidistrutta nell’ultimo conflitto mondiale e rasa al suolo dalla DDR per costruirvi la sede brutalista (anche se per niente brutta) del ministero degli esteri, nei prossimi anni, buttata giù piuttosto frettolosamente anche quest’ultima, dovrebbe rinascere più o meno ispirata all’originale. La fenomenologia dello spirito di Schinkel vedremo in quali forme tornerà.
A compimento e commento di questa meravigliosa poliedricità non possono che essere citate le parole che il suo amico Wilhelm von Humboldt – diplomatico, filosofo e linguista – mette a cesello dell’Idea di un’indagine sui limiti dell'azione dello stato: “Il grande principio, cui direttamente convergono tutti gli argomenti sviluppati in queste pagine, è l'assoluta e essenziale importanza dello sviluppo umano nella sua più ricca diversità”.
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