Commento musicale Barbara Strozzi, Miei pensieri
La trama della scacchiera risale quella dei damascati fino al gioco degli sguardi. Tre sorelle, quattro donne e un paesaggio generato dai loro sogni a occhi aperti, creato dalla sorella assente davanti alla tela, dietro al quadro, che tutto permea di un amore concreto: colori caldi, tenerezza scultorea.
Sofonisba Anguissola, “Le sorelle della pittrice agli scacchi” (1555): ritratto di altre due donne che diventeranno pittrici (Europa e Lucia) e di una terza (Elena), perfetta anch’essa nel disegno, che deciderà di farsi suora, Suor Minerva, nome scelto non a caso per sottolineare con forza una delle pochissime libertà per le donne dell’epoca. L'anziana donna di casa osserva, sospesa fra la partecipazione al gioco e la dura realtà di quanto sta fuori dal dipinto.
Innamorato dell’opera, indignato per la condizione femminile in ogni epoca, provo a immaginare una delle ragazze mentre, da vera Regina, dà scacco matto a un re del Rinascimento e prova che le artiste emancipate della sua epoca non devono essere per forza cortigiane (Veronica Franco), violentate (Artemisia Gentileschi) o assassinate (Isabella di Morra). E riscopro un mio testo che credevo perduto in un mare di carta, il dialogo con cui tento di dare voce viva a un capolavoro al femminile.
Elena
Sorella carissima, che guardi? Chi stai fissando? L’altra nostra sorella che ci dipinge o il signor Vasari, che ormai ammira soltanto olio su tela e dice di noi “paiono vive”? Certo che siamo vive! E il gioco non è ancora finito. La partita è sempre tutta da giocare, perché siamo donne: non dimenticarlo mai.
Lucia
Che dire, mia cara: sorrido o non sorrido? Nel gioco degli scacchi la Regina quanto spazio di mossa ha più del Re! E pedoni, cavalli, alfieri le rendono omaggio. Può capitare di sentire un gioco come la vita? Sentire in mano una partita anche se sono altri che la mettono in palio davvero? Dico gli uomini e i loro simulacri: qui li teniamo in mano su un tappeto ricamato dai turchi. Quegli stessi italiani, francesi, spagnoli che non ci veleranno, ma ci tengono recluse in abiti già così stretti. Avrò libere solo le mani: tanto mi basterà a ritrarli come sono.
Europa
La vostra sorellina ride e non ha paura di mostrare i denti, perché stringerà in mano un pezzo grosso. Chi di voi l’ha buttato fuori dal campo di gioco? Che importa? Che importa? Io per me tengo stretto un re o un sultano e sorrido. Non vedete che sembro sorgere da un albero come quello che mi sta dietro? Che sono tutta fronde come la Dafne di cui mi avete raccontato? Quella che si fece beffe anche di un dio come Apollo. Buttate fuori dallo scacchiere tutti i pezzi maschili - forza! - che io, dimenticando le bambole, ci giocherò. Gentiluomini, amano chiamarsi così, ma anch’io saprò stenderne i colori da pavoni su una tela, come Penelope.
Vecchia donna di casa
Attente, ragazze, attente! La realtà è un pavimento a scacchi bianchi e neri da pulire con fatica e a testa bassa. Se anche la regina non si abbassa a spazzare e a dare il lucido, sarà un’altra donna a fare lo stesso mentre lei è intenta a sgravare figli dal marito. E se non sarà maschio ma femmina, sarà peggio dell’ultimo pedone.
Sofonisba
Metto in pausa il ritratto e ti do ragione, cara la mia serva - ma non siamo tutte serve di questo Rinascimento maschile, della sua fine? - per questo cercheremo di essere prima spirito che corpo, così potremo almeno dipingere al posto di morire di febbre puerperale. Tuttavia, finché dura la finzione di un quadro, cerchiamo di dipingere per le donne che verranno e un giorno, finalmente, potranno giocare ad armi pari in quel chiaroscuro della scacchiera che è vita e noi sappiamo arte.
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