“Un inverno arato dal vento, e in
questo solco
calò una pioggerella di sole: Lei
viveva”
Commento musicale Antonio Salieri, L'arte di ben cantare le Fughe
E’
tornata di moda da qualche anno, ma quando studiavo veniva saltata a piè pari.
Nata
nella luce di Domenico Veneziano e venuta a mancare, ormai avvolta nelle
penombre del Guardi, col Mondo Nuovo di Giandomenico Tiepolo.
Rinata
in qualche modo un secolo dopo con la prima Biennale. Questo era quanto.
Quadri riservati a pochi
specialisti capaci di sopportare tutta quella naftalina.
Venezia sepolta con Jacopo Ortis nei Sepolcri
del Foscolo: il Trattato di Campoformio e il Blocco Continentale di Napoleone. Quindi il porto di Trieste e la repressione austriaca del 1849. Sic transit gloria mundi.
Giuseppe Borsato, Riva degli Schiavoni sotto la neve
"No son no un scheletro,/ No aver paura,/ Mi no ressuscito/ Da sepoltura"
Camillo Nalin, La morte aparente
Camillo Nalin, La morte aparente
Poi
vai a pescare per quattro soldi - anzi due, euro - La Pittura veneziana dell’Ottocento
di Guido Perocco (Fratelli Fabbri Editore, Anno Domini 1967) e rimetti in
sesto quanto visto fra musei e accademie.
Museo
e accademia ossia la Venezia dell’epoca, dall’orizzonte rattrappito e
rinchiuso. Come una povera grande rana di Galvani, mossa da una scossa
elettrica durante una lezione di anatomia (o di prospettiva). C’è quella
consapevole - e colpevole – accettazione di essere giunti troppo tardi e di non
solo non potere, ma anche non dovere competere alla pari coi grandi antenati
(consuetudine molto italiana).
Il posto fisso si paga
con la nostalgia, il rimpianto, (nei casi migliori) l’ironia e altre piccole – talvolta deliziose – variazioni sul
tema.
E se non altro c'è la Fenice ad aprire nuovi scenari accompagnando la grande lirica contemporanea con i suoi migliori scenografi (ad esempio, il Bagnara).
Francesco Bagnara, Disegno per l'allestimento dell'Italiana in Algeri di Rossini
Commento musicale Aria "Pensa alla patria"
Quando finalmente soffia un’aria di rivolta Venezia è ormai parte del Regno d’Italia.
Domenico Bresolin, Casa Diroccata
C’è chi muore per questi ideali nel 1866, a Lissa, ed è
già artista di spessore diverso: Ippolito Caffi.
Ippolito Caffi, Bombardamento di Marghera (24 Maggio 1849)
Oh
Ippolito diletto/ ah in
qual forma adempi a' tua promessa!...
L'intenso
amor dell'arte, il grande affetto/ di
patria a morte ti menò per essa
Sebastiano Barozzi, Cronaca del popolo durante
la redenzione d'Italia
Italietta, certo, ma dietro tanta retorica si avverte un nuovo coraggio, una nuova innervatura realistica che riacquista forza anche in pittura, pilastro e migliore eredità del Risorgimento.
Come ho scoperto e amato tardi Ippolito Nievo così I miei cari di Giacomo Favretto. Che sono veramente i suoi cari, perché pochi quadri sono stati dipinti con tale amore.
Giacomo Favretto, I miei cari (il padre e la sorella del pittore)
Commento musicale Gian Francesco Malipiero, Pause nel silenzio, Primo Movimento
Il bianco dalle pagine alla fronte stempiata. Il gioco sottile dei rossi dalle maniche, alle labbra, alle gote della sorella. Quel caffè, l'ombrello, le sedie così vive da sembrare ospiti in attesa di un commento alla lettura, le vaghe immagini eroiche della stoffa del divano che svaniscono al cospetto della manica della giacca. Il muro e quello stipite, quegli sguardi bassi, assorti, la trasparenza scura del bicchiere di vetro come un presagio. Gli occhi socchiusi, chiusi, ma sognanti, perché l'attimo deve restare.
Giacomo Favretto, La scuola di pittura (foto di Matteo De Fina)
Questo è il privato. Ma anche la scuola. Non era scontato. Oggi, grazie al formidabile lavoro degli ultimi cinquant'anni, possiamo parlare di scuola e museo come luoghi innovativi, creativi e aperti all'esterno, ma all'epoca, salvo rare eccezioni, la scuola e il museo erano l'hortus conclusus di pochi privilegiati. Quindi bene venga anche il mistero buffo di un frate fra gli alunni, la modella (vestita) e gli splendidi legni grezzi del quadro (non a caso Favretto era figlio di un falegname).
Luigi Nono, Ritrato della signora Pegolo
Commento musicale Marco Enrico Bossi, Canto della sera
Interno. La signora Pegolo intenta a leggere la trama di un rammendo non è ancora la Signorina Felicita di Gozzano perché è bella ed elegante in modo essenziale (ce lo conferma con uno sguardo il suo cagnolino). Il pittore ha quasi cancellato lo spartito (i pentagrammi sono finiti tutti sul suo vestito) e reso pianoforte, fiori e tappezzeria metafisica domestica.
C'è qualcosa che ha occhi alla sinistra della donna. Candela e candeliere sono già di Morandi.
"Come/ pensieri e attimi di vita/ ombra e vuoto/ pieno e luce
andiamo. Qualcuno/ è seduto, alcuni/ in piedi. Linea/ Fermate Direzioni."
Esterno. Il materico trasognato diventa elemento dominante nei passaggi di stato da solido a liquido di certi paesaggi del Ciardi. La presenze che sembrano interrompere la simbiosi fra laguna e cielo hanno tutta l'apparenza di essere dipinte e della stessa natura delle bricole: indicano una via concreta e allo stesso tempo accennano oltre (è la natura di Venezia).
Federico Zandomeneghi, Piatto con pesce
Volendo si potrebbe anche fuggire. Zandomeneghi lo fa (e da ex garibaldino il coraggio non gli mancava di certo). Nel 1874 parte improvvisamente per Parigi e non fa più ritorno. Diventa amico di Renoir e, soprattutto, di Degas. Troppo inquieto per la Serenissima e in fondo pesce fuor d'acqua anche nella Ville Lumière. Oggi le sue opere sono tanto quotate quanto furono svendute dopo la sua morte. Il suo sogno di tornare a Venezia come "artista arrivato", tanto più dopo il riconoscimento da parte di un critico della levatura di un Diego Martelli, non si realizzò mai. Non tornò neppure per l'esposizione che gli allestì la Biennale del 1914. Troppo tardi? Troppo presto? Comunque un'insuccesso.
Io lo amo anche per un grande quadro triste che in un certo senso prefigurava la sua fuga: il Bastimento allo scalo del 1869. Il fumo, il lavoro, la vela, l'uomo solitario al centro, quel cielo dove sembra puntare la nave.
Morì insieme a tutto quel mondo, nel 1917.
https://www.deartibus.it/drupal/content/bastimento-allo-scalo-0
"Andaremo fora in mar./ Passaremo i porti e l’isole/ Che circonda la cità:
El sol more senza nuvole/ E la luna spuntarà."
Pietro Pagello, Sopra l'acqua indormenzada
Nata nel 1895, grazie soprattutto a quel politico d'eccezione che fu Riccardo Selvatico (un poeta!), la Biennale aveva compiuto il suo ventiduesimo anno in silenzio (la Grande Guerra, Caporetto). Ma il cambiamento portato era anch'esso epocale: "Ha origine l'arte moderna italiana. Queste esposizioni, che ebbero immediata risonanza mondiale e si succedettero puntualmente ogni due anni, aprirono all'arte italiana un nuovo spazio, in stretto raffronto con le correnti artistiche allora in voga." (Guido Perocco).
"E mi sul molo pensieroso intanto/ che vado tormentandome a dar viva
tuta la poesia de quel'incanto/ el biscio sento d’un vapor che ariva,
e sento l’onda che de tanto in tanto/ vien per burlarme a sciafisar la riva."
Riccardo Selvatico, Note d'Agosto
Un lieto fine, lieto inizio a cui ho avuto il piacere di partecipare, nel 2011, con Neoludica_Art is a Game, mostra che ho curato con Debora Ferrari.
Cercando tutti e due di "dar viva/ tuta la poesia de quel'incanto" in forme nuove.
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