lunedì 6 gennaio 2025

ANDRÉ VILLERS: PICASSO E GLI ALTRI Dialoghi in bianco e nero

Commento musicale Eliane Radigue, Occam Ocean 

Ripropongo i dialoghi che avevo scritto per la mostra REFLEXions dans les chambres d'André Villerscurata da Debora Ferrari e dal sottoscritto ad Aosta nel 2008 e dedicata al nostro caro amico André, fotografo personale di Picasso e di altri grandi artisti del Novecento, scomparso nel 2016 e di cui ricorrono i 95 anni dalla nascita.

Poiché avevamo dato priorità alla parte antologica, il testo non era stato inserito nella pubblicazione del nostro Album Vilers ou l'imaginaire portatif. Scritto a mano, letto durante la presentazione del catalogo al Salone del Libro di Torino dello stesso anno, si era perso nella massa cartacea del grande lavoro di preparazione.


GIORNO DI FESTA

Picasso

Oggi è un giorno di festa. Ogni opera d’arte è un giorno di festa, per i vivi, per i morti. Ci permettiamo il lusso di scordare che tutti i colori sbiadiscono.

Prévert

Come il tabacco che diventa cenere. Un’altra sigaretta, la scintilla di un nuovo amore e il fumo che non si vede nel bianco del cielo di una fotografia. Bianco e nero come i sogni più belli: non è vero, André?

Boulez

Rispondo in foto a nome del fotografo, permettendomi di scordare anche gli strumenti. Convertendo in musica la vostra conversazione nel mio “Dialogo dell’ombra doppia”, per clarinetto.

Le Corbusier

Considerando la lentezza della velocità del suono rispetto a quella della luce forse avremo tempo di progettare una nuova città ancora più umana. Se resta solo sulla carta, Picasso la abiterà con i suoi schizzi. Ogni nuvola, un verso di Prévert.


REFLEXions

Cocteau

Si discute di città e poi si finisce a parlare del proprio studio o di un qualsiasi luogo dove esporre, esporre noi, quei caleidoscopi che siamo e cerchiamo di fissare in un’immagine che però contempli tutti i suoi cambiamenti. Ecco che allora, Pablo, io vorrei una città che sia tutte le città a seconda dei punti di vista. Da sud è Parigi, da nord è Roma e così via. Ma resta la Città, una, una città mutante.

Picasso

Io, Jean, mi accontenterei anche solo di una città in mutande. Mutande semplici e bianche come quelle che porto io e non mi vergogno di mostrare, come i bambini. Quando tornerò finalmente a disegnare come un bambino… E poi lo sai bene anche tu che in questo momento ci sentiamo come loro, dentro un’opera d’arte. Sempre felici come bambini nella quadratura del cerchio dal nostro Villers.

Simone De Beauvoir

La felicità è un figlio desiderato e non imposto. È una città dove anche le donne costruiscono con gioia, mattone dopo mattone come nella “Città delle donne” di Chistine de Pizan. Per questo il vostro vicino di casa Fernand Léger dovrà dipingerle fianco a fianco dei suoi muratori. Nella mia riproduzione in foto di André, nei miei occhi leggi anche i mei libri: resteranno progetto definito e concreto di architrave dell’essere umana e donna.

Xenakis

Saffo o Anattoria per te, Simone, le donne di una Grecia libera che mi costarono letteralmente un occhio della testa. La mia musica per la metà del volto che ho perso per la Resistenza, ricostruito ad arte e fatto proprio dalla foto di André. Il fotografo ha conosciuto il sanatorio, sa bene quanto sia luminosa anche la parte lasciata in ombra. Più di qualsiasi arma che pretenda di deformarci, infinitamente più bella la realtà, l’immagine di lei, la melodia, il ritmo che siamo coscienti di amare.


TEMPI DI DANZA

César

André ci ricorda che siamo presenze che affiorano, per dire qualcosa di più oltre il moto ondoso che finirà per sommergerci. Lo sfasciacarrozze ha già composto per chi vorrà diventare direttore d’orchestra e io, che emergo grazie a uno spruzzo di acido rivelatore, ho compresso macchine, automobili come noi, perché forse anche noi siamo un assemblaggio degno di memoria.

Picasso

Ho danzato fra un’opera e l’altra anche quando crepavo di fame. Periodo rosa, periodo blu, ma ogni volta c’era quella specie di pausa musicale che è la vita. Una canottiera, un paio di calzoncini e poi l’esposizione in mostra, alla luce dove le opere parlano ormai sazie come l’autore. Quando diventi storia dell’arte e sei vivo, vuol dire che hai mangiato.

Clouzot

Una danza di 24 passi al secondo per vincere il Premio Speciale della Giuria a Cannes. Dovrà esserci una capra, che tu dipingerai e io riprenderò a colori da questa notte che sembra gravare sul set. Luce artificiale, montaggio, postproduzione. Come la vita, la vita di un genio o due quando l’attimo della creazione non ci fa più soffrire. La capra sembrerà sul punto di belare dal dipinto nel film, come il nostro dialogo muto in apparenza nella foto, in attesa del sonoro al cinema.

Ionesco

E io non smetto di saziarmi della danza dei “capelli d’angelo” che André ha rielaborato vis-à-vis in camera oscura. Tutto sembra così chiaro e invece tutto è assurdo. Assurdamente bello vivere, mangiare ed essere riprodotti su ogni foglio di carta.


Commento musicale Eliane RadigueL’Île Re-Sonante 







ARTI QUOTIDIANE

Picasso

La conquista del quotidiano, la più difficile per un artista. Dipingere una casa. La casa. Ma le sue linee devono compensare quelle di un cardiogramma. Tetto, pareti, finestre, contenere tutte le vertigini di quegli impulsi e non darlo troppo a vedere, sennò i vicini, il prossimo, si spaventa. Il fuoco, uscendo dal camino in forma di fumo, continuerà il suo dialogo col cielo. E sulla terra, qui, a Mougins, sarà come condividere sigarette con amici. Parlando del più e del meno che fa battere i nostri cuori.

Hans Hartung

La conquista dell’arte ogni giorno, Pablo. Specie se una patria te la marchia come “degenerata” e devi combatterla in una guerra vera, in una legione straniera, perdendo l’uso delle gambe. La meravigliosa ciclicità del vivere, allora, è questo rullo che stendo su ogni tela per incidere i miei graffi. André lo sa che io cerco di strappare in questo modo al tempo della storia i suoi perché. Non spreca inutili parole, richiede azioni precise la nostra vita, la nostra arte.

Michel Butor

Anch’io che prendo forma nella foto e scrivo non perderò tempo. Metro dei versi: 0,75 litri. La misura concordata con André per il progetto Bouteilles de Survies. Bottiglie di sopravvivenza, perché non si vive di solo pane ma anche di quelle acque intellettuali care agli antichi filosofi, meglio se vino. Bere poesia: la cerimonia giusta oggi per consacrare pensieri, parole, opere a un tempo diverso da quelle due lancette in  competizione.

 

FORME NECESSARIE DEL SOGNO

Picasso

Evocatemi pure la metamorfosi, il sogno, il gioco e vi ringrazierò. Ma fate bene attenzione anche mentre facciamo un autoscatto io e il giovane André. Sognatori, la vostra carezza impalpabile per me è come trovarmi concretamente in Africa: comprendere la vita di ogni maschera e poi tornare in Francia a combattere ogni colonialismo, convinto dall’eredità più onesta del mio continente. Esperti dell’incubo che può diventare sogno, utopia, lotta per una realtà migliore, è dai tempi del cubismo che rimetto in discussione le vecchie prospettive. Da Guernica alla Colomba della pace, da un esilio di cui non vedrò la fine, io ricerco da sempre un punto di vista più alto certo della bellezza del mondo.

Max Ernst

Le mie mani quando accarezzano hanno unghie così lunghe che possono graffiare. Sogni o incubi, lasciano sempre un segno. Sta a noi, Pablo, a tutte le tecniche da inventare, cercare la strada per ricomporre grafie che altrimenti restano dentro come ferite aperte. Se il viaggio andrà a buon fine, la Loira disvelerà ancora una volta un bellissimo corpo di donna. Parola del mio sorriso e di questi capelli bianchi fotografati liberi e scarruffati al vento.

Hans Arp

Io accarezzo sempre le mie opere, perché hanno le forme tonde e sinuose della vita. Le scolpisco, le accarezzo e le lascio subito andare, perché la vita è inafferrabile. Ogni giorno cerco di rinnovare la mitosi di queste cellule e lascio prendere loro la forma dei miti ancestrali che sono dentro di me. Devi sentirle come ho scritto in poesia: “Lamentarsi, cantare, gemere, sospirare”. La cura che riservo a queste esistenze che vanno oltre la mia è la risposta alle forme imposte dagli orrori della storia. Il caso mi ha dato questa necessità.

Joan Mirò

“Noi ci salviamo in giochi più profondi”, Pablo: l’ha scritto Arp. E ci sono anche donne che hanno 100 teste -  Max ne ha fatto un romanzo-collage. Facciamo 1+1 e prima della somma inventiamo una nuova matematica. Usciamo dalla nube degli atomi come nella mia foto in bianco e nero. I colori poi daranno un’altra presenza. Quella dei bambini che fanno un mosaico di tutti i sassi colorati di Pollicino e poi lo disfano subito per dar vita a un altro. Tu resti in Francia e io torno dove la Spagna è meno Spagna nel ’40, a costruire labirinti dove giocare con biglie sempre di nuovi colori. Mi servono 35 anni per vincere la dittatura di Franco. Poi vince anche l’arte.


TRATTI, RESPIRI E ALITI DI VENTO

Picasso

C’è un ultimo ritratto che ho lasciato alla tela un anno prima della morte. Dopo tante opere dedicate all’amore ho visto in faccia proprio lei. E forse non era qualcosa di diverso. Ogni passione ha la sua sindone. Ogni tratto dipinto, per quanto fluido, conosce il gelo quando è compiuto. È una questione di passaggio di stati. Chi vedrà il quadro, se lo ama, riattiverà la chimica dell’arte.

Fellini

André mi ha fotografato per strada, per La strada. E in ogni tratto di strada, quando sono in crisi, trovo te, Pablo, come compagno di viaggio. Eppure ci siamo visti una sola volta a Cannes, forse era il ’61. In sogni a occhi aperti non so quante altre, perché cerco di riprendere ogni scena muovendo i macchinari come un pittore cubista. Ti dedico la mostra contemporanea di artisti antichi nel mio Satyricon. Lascio agli spettatori tutte le illusioni della realtà, dello schermo. Noto che muori ma io tornerò a trovarti, in un’altra Prova d’orchestra. E questa volta non dovremo abbattere muri.

Léo Ferré

Parli del futuro in una foto, Fellini, ma io di muri ne avevo già abbattuti tanti prima che tu cominciassi a fare film. Perché le note possono abbattere ogni muro. E se ci riescono diventano canzoni. D’amore e di anarchia: quelle pareti devi averle già infrante dentro di te. Poi torna il tempo, che gioca a farci costruire, costruire anche inutili difese contro di lui. Respira, Leo, respira quest’aria di Toscana. André ha trattenuto il respiro per fare questa foto. Respira anche per lui. È come una pausa in un’altra canzone. La stessa di quando altri canteranno le tue.

Alexander Calder

Tu non sai quanto ho dovuto respirare, Leo, quando giocavo a football o a lacrosse. Amici che avete nel cuore l’Europa, ricordate uno sportivo americano che finì a Parigi per fare giocattoli e si ritrovò a doversi inventare un circo in miniatura per tirare avanti da una costa dell’Atlantico e l’altra. Arte portatile, come il mio amico Duchamp. Questione di correnti, oceaniche. Sennò perché fare il fuochista in una nave che aveva il mio stesso nome? Al largo del Guatemala ho visto nello stesso tempo il sole sorgere e la luna tramontare. E chi siamo allora per diventare artisti? Plasmiamo, attenti al ritmo, al respiro: se una cosa cade, l’altra sale. Quindi continuiamo a costruire. Statue ben piantate per terra e poi altre che si alzano in volo, mobili come rami leggeri e foglie al primo colore. Sto parlando di questo mentre mi fotografa André. E il respiro non muore se un’immagine è la sua. Tu sai che basterà un soffio o un alito di vento a far danzare ancora una volta la vita che hai scolpito.

Luca Traini


Mentre leggo ALBUM VILLERS al Salone del Libro di Torino (2008)

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