lunedì 19 agosto 2013

MEET ME IN ST. LOUIS: GATEWAY ARCH

Viaggio nella memoria a 360°


Volevo scrivere di questo arco teso senza spasimo da Eero Saarinen e Hannskarl Bandel perché fu completato quando ero ancora in gestazione (28 ottobre 1965) e può sembrare una grande pancia.

A lungo l’ho tenuto come salvaschermo e ora che sento giunto il momento di cambiare lo salgo per l’ultima volta tenendomi stretto al verso di Michelangelo tradotto da Emerson – “The power of a beautiful face lifts me to heaven” - che si perde fra le nuvole di Windows.

I 2 metri e 41 saltati da Bondarenko ai Mondiali di Mosca mi fanno planare dalla cima alle Olimpiadi del 1904, quando proprio a Saint Louis uno dei miei miti di giovane atleta, Ray Ewry, saltò, da fermo, più di 1 e 60 come sospinto dall’ultimo sciame sismico del terremoto di un secolo prima. Continuando il suo volo sullo Spirit of Saint Louis fino a Parigi. Atterrando nella Biblioteca di Etienne-Louis Boullée, nella stessa grandiosa umanità che ha ispirato il Gateway Arch.



Uno smisurato sfarfallio di pagine riattraversa l’oceano trasformandosi in musica, fino alle Ameriques di Edgard Varèse, giusto commento musicale con cui approdare fra le ali del coleottero gigante sempre forgiato da Saarinen per l’aeroporto di New York: Terminal TWA.

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