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lunedì 12 giugno 2023

LA MADDALENA DI CARLO CRIVELLI: IL PRIMO AMORE

Commento musicale Josquin Desprez, Praeter rerum seriem 

La ricordavo sulla copertina di un catalogo - e dio sa quanto l’ho cercato – ma forse era un sogno quel libro, come le donne del pittore.

“Mamma, mi sono innamorato”.

“Ancora?”.

“Sì, ma questa volta è una signora?”.

“Una signora?”.

E indico il dipinto: “Questa. Ti piace? Ha i capelli biondi come te”.

Carlo Crivelli, Maria Maddalena, 1480, Rijksmuseum, Amsterdam

“Certo che mi piace. Mi piace tanto. Ma cosa diranno le tue fidanzatine dell’asilo?”.

Questo sì che sarà un problema - e non solo all’asilo.

È l’estate del 1970 e ci ritroviamo ospiti della zia di mia madre, Linetta, dove l’anno prima avevamo assistito al lancio dell’Apollo 11 - ero certo di aver visto la luce del razzo alla finestra  - e al successivo allunaggio nel Mare della Tranquillità (nome stupendo, sospirato).

Io, innamorato della Maddalena, sulla via dei 5 anni

La prozia aveva evitato il destino di contadina e insegnato alla mamma, di nascosto, a disegnare a carboncino. Dovrebbe scendere a lavorare nella piccola impresa di calzature del marito, al piano terra della loro palazzina, e invece si ferma, mi dà un bacio: “Ma quante ne pensi! A d’è bella ‘sa Maddalena, eh? Ma è ‘na santa: non la poi sposa’.” - e ride - “Però de Crivelli ha stroato un quadro pure ecco a Capudarca, jò la chiesa: chi sa se se pò jillu a vede’?”.

Vittore Crivelli, Polittico di Santa Maria in Capodarco, (foto Fondazione Federico Zeri)

Era vero che c’era un Crivelli a Capodarco, frazione di Fermo, ma era del fratello di Carlo, Vittore, e - forse perché non c’erano sante (o non potevo sposarle) - dal vivo e nel vivo non lo vidi mai.

Ma, come diceva mia madre (che non vedeva l’ora di andarsene al Nord), che c’erano venuti a fare quei due nelle Marche? Da Venezia poi!

Scappavano o quasi, un po’ come noi, come avrebbe fatto in seguito il Lotto. Le Marche fra XV e XVI secolo erano un territorio tutt’altro che marginale e, in fatto di traslochi, l’esempio l’avevano già dato gli angeli con la Santa Casa di Loreto e il relativo miracolo economico generato dal crescendo dei pellegrinaggi.

RECANATI: LORENZO LOTTO E GIACOMO LEOPARDI Lontananza di due solitudini (2008)

E poi anche nella Serenissima non c’era posto per tutti, specie per i più inquieti. Infatti Carlo Crivelli, 517 anni prima, aveva rapito per amore Tarsia, moglie di un marinaio che era chissà dove, con cui aveva poi avuto per mesi una relazione appassionata, consensuale e con la donna riconosciuta parte attiva, alla faccia della Scolastica, dagli advocatores che poi li avrebbero condannati a sei mesi di detenzione. Un’inezia rispetto, per esempio, alla Bologna universitaria, dove gli adulteri venivano condannati a morte, o alla colta Ferrara, che condannava al rogo le donne adulterine. A questo proposito leggete l’ottimo articolo di Liliana Leopardi .

Scandalo, ipocrisie e timore di vendetta da parte di marito tradito e famiglia: Carlo, scampato anche alla pestilenza in carcere, abbandona per sempre Venezia e raggiunge Zara seguito dal fratello Vittore, probabilmente per evitare rappresaglie trasversali.

Di tutto questo periodo, dell’artista, resta poco di cui siamo certi. Nel contesto di un’inquietudine decisamente più grande che investiva anche la città in cui i due pittori si erano rifugiati, con la grande avanzata dell’impero ottomano che pochi anni prima aveva conquistato Costantinopoli.

Carlo Crivelli, Polittico di Massa Fermana, 

Mentre di dubbi si accumulano l’unica sicurezza è che Carlo è il primo ad avventurarsi nelle Marche, perché nel 1468 era già nella mia terra. Forse perché temeva altri guai e vendette della Dalmazia veneta? Chi può dirlo? Fatto sta che in quell’anno firma il Polittico di Massa Fermana, quel minuscolo paese dall’ingresso gigantesco - la Porta Sant’Antonio - così strana e bella.

Massa Fermana (FM), Porta Sant'Antonio, XIV sec. (foto Paula Castelli)

Cosa ribolliva in quell’uomo che trapassava nell’artista? Lo splendore tardogotico della pala principale in simbiosi con le forme già così umane, umanistiche dei quadri della predella. Nel Cristo nell’orto del Getsemani, in quello che risorge c’è l’eco del Mantegna (Crivelli era stato a Padova)? Nella flagellazione il pavimento piastrellato richiama quello di Piero della Francesca a Urbino? Domande sorte in seguito, io all’epoca ero tutto preso dalla Madonna mamma che pareva tanto stanca, dal quartetto dei suoi amici santi ora tutto lusso ora trasandati e stracci. Compagnia strana per Gesù bambino, che sembrava distratto con la voglia - se lo capivo! - solo di giocare a palla.

Carlo Crivelli, Polittico di Porto San Giorgio (foto portosangiorgio.it)

Avrei scoperto decisamente più tardi che aveva dipinto un Polittico a Porto San Giorgio nel 1470, dove esattamente 500 anni dopo sarebbe nato mio fratello Luissandro, biondo come il bambinello della Madonna Cook che sta alla National Gallery di Washington. Perché nell’Ottocento avevano demolito la vecchia parrocchiale in cui stava l’opera che, smembrata, avrebbe diviso il suo splendore fra Inghilterra, Polonia e Stati Uniti.

E proprio il fratello di Carlo, ormai trasferitosi ad Ascoli Piceno, approda nelle Marche qualche anno dopo, intorno al 1476. Vittore occupa lo spazio lasciato libero nel Fermano dipingendo anche un polittico a Sant’Elpidio a Mare (che sul mare non ci sta affatto), il vecchio comune nobile alle spalle di quello giovane e proletario, Porto Sant’Elpidio, in cui eravamo finiti ad abitare.

Vittore Crivelli, Polittico di Sant'Elpidio a Mare, 1480-69 (foto regione.marche.it)

Vittore circondava più da vicino il nostro paese con la sua pacata bellezza, quasi figlia di campi, colline e mattoni in tutte le loro sfumature di giallo.

Carlo invece sembrava abbracciarmi a superiore distanza, con quella ricerca del sublime che sconfinava nei cieli. Camerino, Matelica, Fabriano, Pergola e Ascoli. Soprattutto Ascoli, con quell’Annunciazione dove l’angelo ha fretta di condividere qualcosa di bello mentre tutti guardano di qua e di là e parlottano.

Carlo Crivelli, Annunciazione di Ascoli, 1486

Solo la Madonna e il pavone al piano superiore se ne stanno quieti, con quella luce che scende dall’alto e dovrebbe portare pace anche se il cielo sembra l’Adriatico in tempesta.

Poi si vorrebbe tornare a essere quei piccoli angeli che sostengono le braccia del Cristo nella Pietà di Montefiore dell’Aso, perché c’è quella cosa che allora non capivo. Gli esseri umani e quello che fanno non dura per sempre.

Carlo Crivelli, Pietà di Montefiore, 1471

Si muore ad Ascoli Piceno come a Fermo. A volte mi chiedo ancora come sia possibile. Zia Linetta,  anche tu sei morta, a Capodarco, e non ricordo quando.

La nostra Maria Maddalena sale l’ultimo gradino sollevando il mantello in punta di dita. L’ampolla degli unguenti, che forse potrebbero guarire, non si aprirà. Lo sguardo resta impenetrabile anche quando la ritrovo ad Amsterdam nel 1987. Certe verità, forse, erano accessibili al bambino che non ero e non posso essere più.

Carlo Crivelli, Predella della Resurrezione dal Polittico di Massa Fermana

Ora diciamo che resta l’arte, in fondo il miglior sostituto dell’amore.

E resta un libro, che non trovo più.

 

Luca Traini


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