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domenica 23 novembre 2014

IL VIDEOGAME COME ALTERNATIVA ALL'EFFIMERO


DEATH OF THE POSTMODERNISM: NEW LIFE FOR THE VIDEO GAME


Il postmodernismo è morto, finalmente, e il gioco si è fatto grande: è diventato videogioco.
Ci sta osservando e pretende da noi interazione, nuove domande, nuove risposte: non accetta il game over della storia predicato negli ultimi decenni.
C’è tutta una Realtà Aumentata, non solo in termine tecnico, che lo ha investito, ci ha investito e pretende un approccio diverso dal mero consumo, che non basta più.
C’è fame di nuovi livelli interpretativi a fronte di una formidabile emersione di forme e contenuti in un così breve spazio di tempo, perché bisogni e aspettative in numero enorme si sono accumulati al di qua e al di là dei novanta gradi dello schermo.
Immagini e prospettive sono arrivate ad evocare visioni originali a 360° di quanto ci sta intorno rimettendo in discussione concetti come “realtà”, “essere umano”, “natura”. E questo è quanto chiamiamo “arte”.
E’ tornato il tempo e la voglia di togliersi i paraocchi e guardare a testa alta indietro e avanti: oltre l’effimero.
Costruire connessioni, rivelare la ricchezza di forme e contenuti e riconnettere la trama del presente al cammino della storia per avere prospettive fondate e originali per il futuro, senza pretese di verità immediate, ma coscienti che quanto definiamo “finzione” è parte sostanziale dell’ homo cosmeticus, cioè del Sapiens, che dà vita a nuovi mondi e reinterpreta continuamente il concetto di “natura”.
L’assemblaggio di elementi effimero e atomizzato della vulgata postmoderna sta crollando sotto il peso della sua inconsistenza e, ironia della storia, proprio da un oggetto di largo consumo consapevole della sua finzione come il videogioco – Alice è uscita dallo specchio – scaturiscono nuove proposte di indagine a tutto campo sulla realtà. Si tratta infatti di un medium che, diversamente dai precedenti, non nasce da una pretesa di verità o di oggettività e, proprio per questo, è già maturo per farsi troppe illusioni. Il suo meccanismo di base è l’interazione, è dinamico, è già un passo in avanti per diventare, qualitativamente, interpretazione.
Il giocatore nei confronti del videogame è quasi come un artista davanti a un’opera: non si accontenta di un godimento passivo, ma cerca continuamente di intervenire nella mutazione di quanto ha di fronte.
Ogni interazione, un’interpretazione, una messa in gioco: questa è la scommessa per il futuro. Abbiamo davanti ancora un quadro e dobbiamo porci alla giusta distanza di una prospettiva brunelleschiana e di una kinect per scardinare l’autoreferenzialità dell’arte contemporanea e dei compartimenti stagnanti della società.
Distruggere la gabbia in cui sono stati confinati i capolavori del passato – nella mentalità dominante e rassegnata l’antico non è mai stato vecchio quanto oggi – non potrà che avere ricadute positive ridando energia vitale al dialogo serrato e da vero simposio tra diverse epoche e culture, fra arte e tecnologia, simbiosi inscindibile: abbiamo trovato un nuovo punto d’incontro.
La densità storico-critica di NEOLUDICA intende per questo porsi all’avanguardia per un lungo lavoro di scavo e di festa (è tremendo non trovare in italiano un termine gioioso che non implichi imbecillità o peccato ma ci proviamo), un lavoro che vada oltre il diffuso senso di confusione alla ricerca di originalità e autenticità anche per ciò che ancora infelicemente definiamo “virtuale”.
Nulla è più serio di questa messa in gioco.

Delete©, Extreme Pong (Nothing vs Perfection), 2012
Commento musicale: Heinrich Ignaz Franz von Biber, Battalia a 10 in D major

Luca Traini (2012)

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