venerdì 13 gennaio 2017

NEOLUDICA A GAME@SCHOOL DI BERGAMO

Debora Ferrari e Luca Traini relatori nel Corso di Formazione per Docenti e Genitori 

Olimpiade Nazionale del Videogioco nella Didattica

Sabato 14 Gennaio 2107



SVILUPPO

Euripide e il fato dei nuovi media


I timori nei confronti dei videogiochi sono infondati perché ogni nuovo medium espressivo al suo sorgere ha sempre suscitato timori. In questo caso affronteremo in breve un illustre predecessore, il medium della scrittura, la parola scritta che oggi diamo per scontata, ma che tale non era quando approdò al mondo della cultura con la “C” maiuscola. E lo faremo partendo da un videogame giapponese del 1990 che aveva il nome di un eroe: Palamede (“Palamedes”, l’originale, con tanto di  π greco nel titolo).


Il mito e una tragedia di Euripide giunta solo in frammenti ci parlando di lui come l’inventore dei numeri, delle lettere e del gioco degli scacchi. Di storico non c’è nulla, tutte cose già usate da un pezzo in civiltà precedenti a quella greca, ma personaggio e vicenda sono esemplari perché il mito fa da scenario di fondo alla scienza, alludendo al fato che sembra gravare su ogni invenzione che, una volta messa in gioco, produce conseguenze positive e negative: dipende dall’uso che se ne fa. Palamede svela l’inganno di Ulisse (come lui πολύτροπος, “polytropos”, “di multiforme ingegno”) che si finge pazzo pur di non partecipare alla spedizione contro la città di Troia. Ulisse, in piena guerra, inganna il nostro eroe con i suoi stessi mezzi: una finta lettera - ecco l’uso negativo della sua invenzione! – in cui il re Priamo lo ringrazia per il suo tradimento a favore dei Troiani. Palamede viene condannato a morte, ma sopravvive in tutto il suo candore in una statua di Antonio Canova.

File:Villa Carlotta - Palamedes.jpg
Antonio Canova, Palamede foto di Xenophon
"Ho inventato una cura per non dimenticare,
che non ha parola eppure parla, creando le sillabe;
ho inventato la scrittura per la conoscenza degli uomini"
Euripide, Palamade, 

Nelle Connessioni Remote di Neoludica (2009) al “dramma ancora non scritto sull’uso scientifico della scrittura” ho aggiunto come deus ex machina per un lieto fine il Demiurgo di Platone - sommo scrittore oltre che filosofo, che però quasi si vergognava a scrivere, come tradisse le due dee della memoria (Mnemosyne e Mneme) e il suo maestro Socrate – perché le Idee platoniche sono l’antenato del software e negli ultimi scritti del filosofo diventano Idee-Numeri. Manca solo il numero zero del matematico indiano Brahmagupta (o quello del Nuovo Mondo, dei Maya), ignoto ai filosofi greci innamorati dell’Uno, e abbiamo la matematica binaria indispensabile alla programmazione di “Palamedes” per NES di Nintendo.

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Il videogame infatti consiste nell’abbinare i dadi del giocatore con quelli della parte superiore dello schermo. Si tratta proprio di sparargli contro avendo lo stesso numero altrimenti i dadi schiacceranno il giocatore.
Chi ha orecchie per intendere, intenda.


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Mostra di Neoludica a LaFeltrinelli di Varese Leggere i videogame tra storia e game art

"Videogame tra arte, cultura e società" 

Comprendere l’industria artistica di questo inizio secolo ci permette di essere fruitori consapevoli non solo di videogame, vera è propria ultima arte predominante come il cinema lo è stato il secolo scorso, ma ci trasforma in utilizzatori preparati a inserire dinamiche tecnologiche in ambiti importanti e a noi cari come la tutela e la promozione del patrimonio artistico e culturale, della didattica museale, della formazione in aula, del turismo. Capire la concept art, conoscere autori e artisti della scena videoludica, raffrontare i movimenti d’arte con le attuali pratiche contemporanee tecnologiche. Questo si è prefissata di fare Game Art Gallery ® un nome che è un progetto nato nel 2008 per unire le strade di beni culturali e arti videoludiche e che ha portato alla 54.Biennale di Venezia proprio le game art nel 2011. [...]

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