martedì 25 ottobre 2016

Neoludica su Sky

Giovedì 27 alle ore 22 a Terzo Canale Show su Reteconomy Sky canale 512

Nei giorni successivi le 4 interviste saranno anche disponibili in streaming sul sito de

I curatori Luca Traini col giornalista Enzo Argante e Debora Ferrari con John Romero

Siamo multilevel: questo artisti, filosofi e scienziati l’hanno sempre saputo.
Navighiamo su Internet coscienti di una seconda navigazione platonica, di un salto di livello aristotelico dalla potenza all’atto, ai diversi livelli delle gerarchie celesti o dell’inferno dantesco, preda allo stesso tempo dell’eroico furore di Bruno e dei calcoli binari di Leibniz. I veli di Maya li strappiamo con piacere, senza nasconderci: lasciamo le stesse tracce di Derrida. Noi siamo fatti della stessa sostanza di un quadro fiammingo (olio), dell’inconsistenza prepotente di un film di Kulešov. Dietro la città ideale del Rinascimento vediamo prendere luce la Parigi di Daguerre, l’Esposizione Universale del 1889 con la Torre Eiffel, ripresa a volo d’aquila da Google Earth. Giochiamo a SimCity.
Siamo anche videoludici, anzi, NEOLUDICI perché l’arte è in gioco.
Perché oggi il mondo è un videogioco, una scommessa sul futuro a 360°, dove il nuovo medium videoludico, nato cosciente della sua finzione, può finalmente uscire dallo specchio come Alice e dire la sua nei confronti di una società umana quanto mai stratificata e complessa. Le due realtà – che sommate fanno una sola realtà aumentata – si somigliano e non possono fare a meno l’una dell’altra.
NEOLUDICA si presenta come il primo grande tentativo di dare una definizione, meglio, un orizzonte unitario e identitario a questa nuova fondamentale sfida tecnologica dell’arte.

Debora Ferrari, Luca Traini, Una nuova filosofia in NeoludicaSkira, 2011

Gli artisti Christian Steve Scampini e Filippo Scaboro, sempre intervistati da Enzo Argante

L’arte del videogioco viene creata come in una “bottega rinascimentale globale” dove oltre ai game designer e ai creatori del concept, decine di artisti lavorano a una precisa mansione e sono i professionisti dell’esecuzione. Come il Maestro nella bottega creava la visione dell’opera e ne tracciava il disegno sul cartone per lasciare in mano alla bottega  l’esecuzione di mani, piedi, paesaggi, lumeggiature… così nel videogioco lavora chi disegna, chi fa la texture, chi colora, chi costruisce le ombre, chi inserisce il movimento, chi cura environments e soundtrack, voci e doppiaggi.
Si fa arte contemporanea negli studios con una rivoluzione: si sviluppa l’arte prevedendo il tipo di fruizione che ne farà il “consumatore”, riprendendo modalità tipiche delle Artes Mechanicae dell’Umanesimo, applicandole ai processi delle arti del cinema del XX secolo, passando per assemblaggi tipici delle avanguardie e producendo in serie. Comunicazione attiva, scelte iconografiche vanno di pari passo con piattaforme di sviluppo e consoles di gioco; ovvero il risultato dell’arte in questo caso è strettamente correlato alle disponibilità e alle scelte tecnologiche.

giovedì 20 ottobre 2016

TROUBETZKOY A VERBANIA: NOBILE CONCRETEZZA DELLA SCULTURA

Commento musicale:Sergej Rachmaninov, Concerto per piano e orchestra n.4, II

Non pensavo di trovare anche il conte di Montesquiou. La forza sottile delle pagine proustiane si innerva e si dilata in questo gesso patinato bronzo. La sprezzatura dell’uomo pare ingentilirsi in distrazione. Ma il distacco è sempre apparente: “Anche voi qui? Anch’io non vi aspettavo. Questa mostra è perfetta, ma, come tutto ciò che è perfetto, sarà solo un ricordo”.
Il fantasma della nobiltà diventa nobile concretezza (rammentando sempre che sotto il bronzo c’è il gesso).


Signora Troubetzkoy, il vostro sorriso vince il tempo.


Rappresentazione di George Bernard Show: il piglio di una vitalità che si rinnova nella lotta contro miserie materiali e morali. E arriva a compiere 94 anni. Contraltare: il busto di  Segantini, morto a 41, vittima di peritonite, albergatori e immagini turistiche. Lo scultore celebra due diverse luci, due sfide, due diversi titani.


Il terzo è Leone Tolstoj. La sfida dell’uomo vestito da contadino a fianco della trasfigurazione di quel volto nella profondità spirituale di un popolo. L’anima russa in perenne ricerca di riscatto, punto focale delle geografie interiori di Troubetzkoy, anche quando scolpirà quella specie di ippopotamo a cavallo (la definizione non è mia) che fu lo zar Alessandro III. Ed era, è, come Tolstoj, Russia. Anche quella.


Poi un altro padre della patria, uno vero: Garibaldi. Geometria essenziale di due grandi uomini: il condottiero, lo scultore. Eccezione di rilievo al gigantismo lillipuziano dell’Italia umbertina, che lo rifiutò. A monumentali sciocchezze risponde un grande monumento.


Lo stesso accadrà per il Monumento ai Caduti: una madre, un bambino, un fiore. Nel bozzetto come nella statua a fianco del lago, di fronte alla piccola città anch’essa ferma nel gesto, nel tempo. “Bella Pallanza” - e struggente. Grandezza della semplicità.


Ces nymphes, je les veux perpétuer.

                                               Si clair,

Leur incarnat léger


Stéphane Mallarmé, L’après-midi d’un faune

Le donne di Troubetzkoy non si possono dimenticare. Sorte da una specie di tempio maya, da un salotto o dall’intimità della camera


troneggiano fin dai bozzetti, danzano libere, sfidano con eleganza il perbenismo imperante.




Ottima l’idea della proiezione di rari e preziosi fotogrammi della rivoluzionaria danza di Lady Constance Stewart-Richardson – a piedi scalzi e con pochi veli (le costò l’ostracismo a corte) – accanto al bronzo in cui fu ritratta. Giusto all’incrocio fra muro e soffitto affrescato, per dare maggiore profondità, anche simbolica, in uno spazio espositivo già di per sé ricco di fascino.


Paolo Troubetzkoy, lo scultore vegetariano che amava gli animali e in particolare, come il sottoscritto, i cani, che in mostra accompagnano il visitatore dai giochi innocenti della prima giovinezza alla commemorazione del suo atelier. Avevo imparato a conoscerlo nella grande mostra “La scapigliatura milanese” che Debora Ferrari aveva curato nel Chiostro di Voltorre (2001): l’”impressionismo” della sua scultura è anche debitore di questa importante esperienza. 


La Scapigliatura milanese. Note, colori, versi, umori della Compagnia Brusca.

E’ l’immagine progressista dello scultore - dominante anche nella bellissima mostra al Museo del Paesaggio curata dal conservatore Federica Rabai - di un artista che aveva fatto buon uso del privilegio di essere nobile e ricco per scelte libere e controcorrente. Ma non dobbiamo dimenticare che fu anche il principe russo in là con gli anni, terrorizzato dalla rivoluzione sovietica, che, sulla scia del culto dei grandi uomini, s’infervorò per il fascismo e la figura di Mussolini, cui dedicò alcune opere (per un approfondimento rimando alle ottime pagine di Giuseppina Giuliano: I russi alla "corte" di Mussolini).


Il dolcissimo ritratto della moglie e del figlio all’ingresso, il cielo che si rasserena, fanno passare in secondo piano queste ombre. E, percorrendo Via Ruga, scopro una delle librerie più belle, complete e originali che abbia mai incontrato: la Libreria Spalavera.
Ci trovo l’edizione originale de “Le civiltà scomparse dell’Africa” del ghanese deGraft-Johnson, Feltrinelli 1960 (recentemente ripubblicato da Res Gestae), una vera rarità per la mia collezione di storia delle culture africane.


Un’altra storia da narrare.

Testo e foto di Luca Traini

domenica 16 ottobre 2016

NEOLUDICA Progressione dei media alla Games Week

MGWart by Neoludica Game Art Gallery con John Romero


In the instant in which the concept artist’s work comes out of the screen and it becomes tangible material, changing from the state of translucent material to the opaque material one, the personal work -personal piece- must be distinguished from commissions bound to videogames production, from tutorial and demo. The selection operated goes beyond the working-productive moment in order to enter the personal environment of the author and to identify its inspiring and creative processes. In this sense the works are supported by traditional materials in order to be read even by either those who don’t make use of technological aids or those who are not used to play. Here they are, translated on picture, on aluminium, on wood, on crystal, in order to approach a language known by everyone and above all in order to subtract them from an intrinsic ephemeral aspect bound to programs and make them readable in the traditional forms.

John Romero allo stand di Neoludica

La tecnologia appare smaniosa di renderci tutti artisti e autori. Ci fornisce smartphone e tablet che migliorano la nostra esperienza fotografica e video, ci offre app per editare video e comporre musica, disegnare, dipingere e scolpire. Per intrattenimento, ma anche per documentazione. Non solo per giocare, anzi. Ma chi lavora per produrre questi strumenti e servizi? Come lavora?
Comprendere l’industria artistica di questo inizio secolo ci permette di essere fruitori consapevoli non solo di videogame, vera è propria ultima arte predominante come il cinema lo è stato il secolo scorso, ma ci trasforma in utilizzatori preparati a inserire dinamiche tecnologiche in ambiti importanti e a noi cari come la tutela e la promozione del patrimonio artistico e culturale, della didattica museale, della formazione, del turismo. Questo si è prefissata di fare Game Art Gallery ® un nome che è un progetto nato nel 2008 per unire le strade di beni culturali e arti videoludiche e che ha portato alla 54.Biennale di Venezia proprio le game art nel 2011 e alla prima Games week dove è stata da subito presente.

Filippo Scaboro con John Romero e, insieme a Debora Ferrari e Luca Traini, con Brenda Romero

“Siamo oggi nel pieno dello sviluppo e dello svolgimento di queste arti innovative, arti che non cambiano la prospettiva dell’arte, cambiano l’arte in sé. Arti che si rimettono in gioco nel significato sociale dell’Arte, come prassi e non solo come metafora. Arti che nascono da un fervido tessuto giovanile, estetico e produttivo, con potenzialità enormi a livello comunicativo ed economico e per le quali vale la pena insistere sul loro valore per affermarle in quello generale delle discipline umanistiche e dei beni culturali”- spiegano i fondatori Debora Ferrari e Luca Traini.

Debora Ferrari e Luca Traini con John Romero

Allo stand per i 3 giorni è possibile trovare: mostra dedicata a John Romero con opere di Filippo Scaboro, Luca Roncella, Samuele Arcangioli, Claudia Gironi, Federico Vavalà; le opere di tutti gli artisti di Game Art Gallery in formato 30x30 e collezionabili; opere di noti concept artist e art director che lavorano nell’industria videoludica come Marco Natale, Joseph Viglioglia, Marcello Baldari, Andrea Malgeri, Massimo Porcella, Diletta De Santis, Ilaria Lazzarotto, Filippo Ubertino, Cristian Scampini, Mauro Perini, Ivan Porrini; corner Gaming Zone delle biblioteche di Milano con Gamesearch.it

Sempre allo stand per 3 giorni ci saranno presentazioni nell’area WORKshow, con speedpainting 3D e mecha dal vivo con guru della Scuola Internazionale di Comics di Padova come Stefano Tamiazzo, Alberto Dal Lago, Giovanni Maisto, Igor Imhoff, Carlo Più, Giuseppe De Iure, Cristian Scampini, Federico Ferrarese, Marco Natale, Joseph Viglioglia e altri VIP di settore comeMenteZero e Retro Haevy Machine. Sono disponibili al desk anche i nuovi artbook e altre pubblicazioni, accompagnati da prodotti Tucano di design e tape art.

L’assemblaggio di elementi effimero e atomizzato della vulgata postmoderna sta crollando sotto il peso della sua inconsistenza e, ironia della storia, proprio da un oggetto di largo consumo consapevole della sua finzione come il videogioco – Alice è uscita dallo specchio – scaturiscono nuove proposte di indagine a tutto campo sulla realtà. Si tratta infatti di un medium che, diversamente dai precedenti, non nasce da una pretesa di verità o di oggettività e, proprio per questo, è già maturo per farsi troppe illusioni. Il suo meccanismo di base è l’interazione, è dinamico, è già un passo in avanti per diventare, qualitativamente, interpretazione.
Il giocatore nei confronti del videogame è quasi come un artista davanti a un’opera: non si accontenta di un godimento passivo, ma cerca continuamente di intervenire nella mutazione di quanto ha di fronte.
Ogni interazione, un’interpretazione, una messa in gioco: questa è la scommessa per il futuro.

giovedì 6 ottobre 2016

Neoludica al TIMSpace di Milano

Paper reed rolls unfold and become codex, palimpsest, illuminated book, printed book. The square-angles door is now wide open, and from the darkroom to photograph, movies and the computer screen it is a short path.
For every step a new level: reality augmented by man's articulate intervention, by the indissoluble osmosis between science, technique and art which is culture.




Tre nuovi esposizioni in ottobre a cura di Neoludica.

1) Gaming Zone alla Biblioteca di Crechiate di Pero (MI)

Mostra di Game Art con affiche e opere su canvas di concept artist italiani. Inaugurazione: sabato 8 ottobre, ore 10.30. 




2) Nell'ambito della Fuori Milan Games Week 2016



al TIMSpace di Milano, 10-14 Ottobre



Since the arrival of industrial colors in the last century, artistic expression has radically changed in the hands of artists, as well as the amount and gradations of colors to be named one by one. Colors’ names have been replaced by pantone numbers designed to settle quickly in the offset printing presses, but which are now also among the choices of concept artists when they create what we now call ‘File Art’.


MUSEA GAME ART GALLERY con iMasterArt, Scuola Internazionale di Comics Padova, Fandango Club, E-Ludo Lab, MenteZero; partner tecnico Tucano. A cura di Debora Ferrari, Luca Traini, Emanuele Cabrini.
DATA E ORARI: dal 10 al 14 ottobre 2016. Orari: 10-17. TimSpace, piazza Luigi Einaudi, Milano.
AperiGAME martedì 11 ottobre ore 17>19.

Il mondo dei videogame è costruito da artisti del codice, del sound, dell'arte. La Neoludica vuole racchiudere le riflessioni tra la produzione di questi mondi e lo stato attuale delle arti contemporanee. Inoltre i mondi digitali possono essere riportati nel materiale con processi di produzione particolare degli artwork che ci permettono di esporli come opere d'arte. 
Al TimSpace si tiene una mostra delle game art con concept art di artisti famosi, pixel art e altre installazioni audiovisive e interattive per scoprire l'originalità della Neoludica. Tra gli artisti: Fabrizio Arzani, Lucio Parrillo, Maurizio Manzieri, Melissa Mercanti, Andrea Di Natale, Ida Cirillo, Riccardo Massironi, Giulia Avalli, Filippo Scaboro, Emanuele Bresciani, Emanuele La Loggia, Federico Vavalà, Luca Baggio, Giuditta Sartori, Claudia Gironi, Cristian Scampini, Federico Ferrarese, Daniela Masera, Luca Roncella, Ivan Porrini, Serena Piccolo, Biancamaria Mori e Alice Manieri, Paolo Della Corte, Teo De Petri, Samuele Arcangioli, Giacomo Giannella, Alex Hall, Mirko di Pasquale, Rocco Salvetti/Sara Bodini e altri autori, tra cui Alessandro Natella di Retro Haevy Machine. Disponibile in sede di mostra i nuovi artbook accompagnati da prodotti di design Tucano. La mostra, presentata a Venezia in luglio, continua allo stand in MGW ART dal 14 al 16.10. 

Ingresso alla mostra gratuito, venerdì 14 workshop iMasterArt a pagamento.  



3) Nella Milan Games Week 2016 (14-16 ottobre)


The operations to create all the games take place in several stages and in many studios: the art of videogames is created as in a ‘global Renaissance workshop’ where in addition to the game designers and concept creators, dozens of artists are working on specific tasks, being the professionals behind the execution. As the workshop Master created the vision and outlined the work on a drawing board, to leave the execution of hands, feet, landscapes, highlighting to the students, so it works in the game studios as well. Here many people are assigned to work on design, textures, colors and shadows, motion, environments, soundtracks, voices and voiceovers. Contemporary art is created with a revolution in the studios.



MGWart by Neoludica Game Art Gallery

La tecnologia appare smaniosa di renderci tutti artisti e autori. Ci fornisce smartphone e tablet che migliorano la nostra esperienza fotografica e video, ci offre app per editare video e comporre musica, disegnare, dipingere e scolpire. Per intrattenimento, ma anche per documentazione. Non solo per giocare, anzi. Ma chi lavora per produrre questi strumenti e servizi? Come lavora?
Comprendere l’industria artistica di questo inizio secolo ci permette di essere fruitori consapevoli non solo di videogame, vera è propria ultima arte predominante come il cinema lo è stato il secolo scorso, ma ci trasforma in utilizzatori preparati a inserire dinamiche tecnologiche in ambiti importanti e a noi cari come la tutela e la promozione del patrimonio artistico e culturale, della didattica museale, della formazione, del turismo. Questo si è prefissata di fare Game Art Gallery ® un nome che è un progetto nato nel 2008 per unire le strade di beni culturali e arti videoludiche e che ha portato alla 54.Biennale di Venezia proprio le game art nel 2011 e alla prima Games week dove è stata da subito presente.
“Siamo oggi nel pieno dello sviluppo e dello svolgimento di queste arti innovative, arti che non cambiano la prospettiva dell’arte, cambiano l’arte in sé. Arti che si rimettono in gioco nel significato sociale dell’Arte, come prassi e non solo come metafora. Arti che nascono da un fervido tessuto giovanile, estetico e produttivo, con potenzialità enormi a livello comunicativo ed economico e per le quali vale la pena insistere sul loro valore per affermarle in quello generale delle discipline umanistiche e dei beni culturali”- spiegano i fondatori Debora Ferrari e Luca Traini.


Risultati immagini per neoludica games week

Allo stand per i 3 giorni è possibile trovare: mostra dedicata a John Romero con opere di Filippo Scaboro, Luca Roncella, Samuele Arcangioli, Claudia Gironi, Federico Vavalà; le opere di tutti gli artisti di Game Art Gallery in formato 30x30 e collezionabili; opere di noti concept artist e art director che lavorano nell’industria videoludica come Marco Natale, Joseph Viglioglia, Marcello Baldari, Andrea Malgeri, Massimo Porcella, Diletta De Santis, Ilaria Lazzarotto, Filippo Ubertino, Cristian Scampini, Mauro Perini, Ivan Porrini; corner Gaming Zone delle biblioteche di Milano e hinterland con il lavoro svolto da Emanuele Cabrini fondatore di Gamesearch.it. Sempre allo stand per 3 giorni ci saranno presentazioni nell’area WORKshow, con speedpainting 3D e mecha dal vivo con guru come Stefano Tamiazzo, Alberto Dal Lago, Giovanni Maisto, Igor Imhoff, Carlo Più, Giuseppe De Iure, Cristian Scampini, Federico Ferrarese, Marco Natale, Joseph Viglioglia e altri VIP di settore come MenteZero, Rocco Salvetti, Scuola Internazionale di comics Padova Retro Haevy Machine. Sono disponibili al desk anche i nuovi artbook e altre pubblicazioni, accompagnati da prodotti Tucano di design e tape art. 





LA LENTA SCALATA DELLA LIBELLULA


Clik the link Slow climbing dragonfly

domenica 2 ottobre 2016

PINA TRAINI Le Donne, la Storia

Commento musicale Barbara Strozzi, Miei pensieri


Sessant’anni di quadri di un’artista che ha fatto della donna il proprio manifesto pittorico dal 1956, data della sua prima mostra.
Dagli esordi contraddistinti da una pittura forte e aggressiva, dal segno marcato e denso come nella lezione di Guttuso e che caratterizza tavole e tele dei primi due decenni nella sua terra d’origine, le Marche (dov’è nata nel 1935, a Ponzano di Fermo), alle opere più liriche e vicine alla pittura di Remo Brindisi, che conosce e frequenta, tipiche della sua produzione lombarda (risiede a Varese dal 1978). Fino alle sperimentazioni degli ultimi anni.
Protagonista incontrastata: la figura femminile. Dagli anni cinquanta a oggi si può dire, infatti, che Pina Traini abbia coerentemente continuato a scolpire su tele e tavole un unico grande monumento alla donna.



Pina Traini, Gli indifferenti (anni '60)

LE PAGINE E ALTRE DONNE

Mostra personale di PINA TRAINI


Con la collaborazione del Comune di Varese

Spazio delle Temporanee di Villa Baragiola
Varese, Via Caracciolo 46
Dal 5 al 23 Ottobre 2016

Inaugurazione Mercoledì 5 Ottobre alle 16.30

Pina Traini, Conversazione (anni '70)

Orari: da martedì a venerdì 15.30-17.30
Sabato e domenica 10.30-12.30, 15.30-18.30
Ingresso libero
Info: culturalbrokers@gmail.com

Pina Traini, Candore di garza (1985)

Non a caso, "SOLO DONNE", è stato il titolo della mostra che ha tenuto l’anno scorso a LaFeltrinelli di Varese. Ma, terminata proprio quest’ultima esposizione, Pina Traini ha nuovamente rinnovato la sua arte sulla spinta dei drammatici eventi internazionali, cercando nella storia e nelle sue protagoniste un contraltare agli oscurantismi di ritorno. Un approfondimento che si è tradotto in termini e forme originali sia rispetto alla sua precedente produzione che al panorama artistico contemporaneo. Alla consueta pittura a olio con spatola (mai il pennello) si è aggiunta una ripresa del collage, che aveva fatto  comparsa in alcune opere degli anni ’60, e alla tela si è sostituita la tavola. Inoltre gamma e tonalità dei colori si sono fatte più varie e vivaci. Il risultato è una fantasmagorica, drammatica, ironica rievocazione del passato vestita con abiti sgargianti che tendono al pop. Protagoniste di queste tavole, spesso dipinte anche sul retro: Ipazia d’Alessandria, Stamira di Ancona, Christine de Pizan, Giovanna d’Arco, Gaspara Stampa e Artemisia Gentileschi.

Pina Traini, Stamira di Ancona, 2016, fronte e retro


Fra storia e leggenda Stamira (XII sec.), la protagonista della difesa di Ancona contro il Barbarossa, è la prima a prendere forma. Marchigiana come l’artista, diversamente dalla vulgata storica non muore, ma spegne serena la fiaccola nell’Adriatico dopo aver fatto esplodere la botte piena di resina e pece che ha distrutto le macchine da assedio degli imperiali. Il duomo di san Ciriaco, intatto, e le fiamme che sconvolgono gli assedianti fanno da sfondo al mesto, momentaneo trionfo di un gruppo di donne in riva al mare. Una pausa di respiro, come le letture dipinte in volumi variopinti che un’aquila cerca di ghermire sul retro della tavola: da un rotolo manoscritto del Machiavelli al testo del cronista dell’evento, Buoncompagno da Signa, ai libri del suo traduttore, Ludovico Antonio Muratori.


Pina Traini , Ipazia (2016)


Di fronte alle recrudescenze del fanatismo religioso e ispirata dal libro di Gemma Beretta “Ipazia d’Alessandria”, Pina Traini dedica un commosso omaggio al martirio della grande matematica e filosofa greco-egizia. Sotto un cielo stellato memore dei mosaici di Galla Placidia, Ipazia insegna in pubblico sedendo su un trono di rovine classiche. Queste testimoniano sia la distruzione dell’arte “pagana” istigata dal patriarca Teofilo, sia il destino della donna, che verrà fatta a pezzi da cristiani integralisti ispirati dal suo successore, il patriarca Cirillo, qui rappresentato sul punto di pugnalarla alle spalle. Sopra la croce della mitra  vescovile è dipinta anche una mezzaluna con stella, riferimento a un altro integralismo, quello attuale di matrice islamica. Indifferente e monumentale - lo sguardo assorto nell’astrolabio, il corpo rigoglioso che traspare da un velo sottilissimo - non degna di uno sguardo l’omicida: è già oltre, è simbolo concreto, è oggi.

Allo Spazio delle Temporanee di Villa Baragiola potranno essere ammirati questi nuovi ritratti insieme a una scelta di opere, finora inedite, di ogni decennio di lavoro dell’artista.
La mostra è curata da Luca Traini e Debora Ferrari.


Il catalogo è edito da Trarari Tipi.
Le fotografie qui presenti come quelle in catalogo e in mostra sono di Roberto Molinari.
In alto: Pina Traini, Artemisia Gentileschi (2016)