giovedì 29 ottobre 2015

Neoludica all'Ostello Bello di Milano



We are video-ludic, or rather NEO-LUDIC, because art comes into play.
For today the world is a video game, a total bet on our future, in which video game as a medium, knowingly sprung from its own fiction, may finally get out of the mirror, like Alice, in order to express its thought on a society that has never been so stratified and complex. The two realities -- which sum up to form one augmented reality -- are very much alike and cannot do without one another.
NEOLUDICA constitutes the first great attempt to define a coherent and strongly characterized perspective on this new, fundamental technological challenge art has embarked on.
Artists, creators, developers and players are then called upon to step up in class, and to accept a confrontation that will be aesthetic as well as ethic, and therefore will bring up more daydreams.



Giusto il tempo di traslocare dalla Games Week e la game art di Neoludica, in collaborazione con Gamesearch.it, approda in uno degli ostelli più rinomati a livello internazionale, l'Ostello Bello di Milano:


Quale luogo migliore per la più giovane delle arti, nata come arte post-geografica per eccellenza? 


La mostra resterà aperta fino all' 8 novembre.

sabato 17 ottobre 2015

VALCAMONICA: UN MIRACOLO DIGITALE


Commento musicale: M. A. Cavazzoni, Ricercare per organo 


All'inizio della strada per il parco archeologico di Naquane il cielo minaccia pioggia.
Troviamo rifugio nella Chiesa delle Sante Faustina e Liberata, dove sei impronte di mani in una pietra cristiana fanno a gara con le antiche incisioni rupestri.



L'emozione che toglie il fiato oggi è tutta per il genio protostorico, "pagano". Il miracolo cristiano delle sante, che insieme al sacerdote Marcello pare bloccassero la frana di questo masso ponendo fine a un'alluvione, resta sullo sfondo, in un corpo separato della chiesa, ma testimonia una continuità formale nell'abissale - ma storica - differenza di contenuti.


E quasi certamente la pietra è un'eredità neolitica ricontestualizzata che nulla ha a che fare con la leggenda, una sorta di esorcismo contro eventuali ricadute nel paganesimo in momenti difficili.
Un doppio significato affiora anche in questo affresco, sospeso come una nube colorata per salvarsi da quella specie di diluvio.


"Ti videro le acque, o Dio,
Ti videro e ne furono sconvolte,
Sussultarono anche gli abissi".
                               Salmo 76

E' uscito il sole e nelle edicole all'ingresso le due sante sembrano sul punto di tenersi per mano, come due luminose presenze ancestrali.



Testo e foto di Luca Traini

venerdì 16 ottobre 2015

LA GAME ART SOSTIENE LO SVILUPPO


Diventa collezionista di GAME ART e porta a casa il VIDEOGAME:
The Way Of Life

è su



Per la prima volta una campagna di crowdfunding per lo sviluppo di un videogame prevede la game art derivata dallo stesso impianto artistico come sostegno alla sua realizzazione. Sempre maggior importanza, infatti, ha nel piano economico di un videogame la parte culturale-artistica che i titolari danno al progetto; è un dato mondiale in crescita.
Game Art Gallery ® è un progetto iniziato nel 2008 per far dialogare i videogame con i beni culturali e posizionare le arti che compongono il medium interattivo nel panorama delle arti contemporanee. L’idea è nata nella testa e nelle attività di due critici e curatori d’arte storici, Luca Traini e Debora Ferrari, che con la loro casa editrice hanno da allora iniziato a produrre limited edition da concept art, pixel art e arti digitali, portando i videogame alla Biennale di Venezia nel 2011, al LU.C.C.A. Center nel 2011, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci DI Milano nel 2012, in Villa Bottini a Lucca nel 2014, all’Art Night di Venezia con Ca’ Foscari nel 2015, pubblicando prestigiosi libri sulle tematiche videoludiche.
Per The Way of Life, Game Art Gallery ® crea una serie di limited edition, logate, numerate e certificate, con i soggetti artistici creati dagli autori dell’art game, a un prezzo che permette l’accessibilità dell’arte contemporanea al sostenitore della campagna che vuole finanziarla. Il sostenitore diventa collezionista e la sua opera certificata crescerà di valore col tempo e avrà un’opera tangibile materiale, non solo digitale, come ricompensa.
Per questo, perché la nuova arte del XXI secolo, la Neoludica, sia una voce comune per tanti giovani artisti e sviluppatori, Game Art Gallery ® ha dato vita a uno slogan in tutte le lingue: L’ARTE è IN GIOCO!

giovedì 8 ottobre 2015

FUORI MILAN GAMES WEEK 2015 _ WE ARE MATURE



We are multi-level. Artists, philosophers and scientists have always known it.
We surf the Internet acknowledging the existence of a platonic second navigation, of an Aristotelic level jump from potentiality to actuality, to the different angelic hierarchies or Dante's Infernal circles, stricken both by Bruno's heroic frenzy and Leibniz's binary arithmetic. We tear up the veils of Maya with deep pleasure and no shame: we leave the same traces as Derrida. We are made of the same substance as a Flemish oil, and of the same powerful inconsistency as a film by Kulešov. Behind the ideal city of the Renaissance we see Daguerre's Paris appear into light, and the 1889 World's Fair, with the Eiffel Tower, photographed from bird's-eye view on Google Earth. Let's play SimCity.



We are also video-ludic, or rather NEO-LUDIC, because art comes into play.
For today the world is a video game, a total bet on our future, in which video game as a medium, knowingly sprung from its own fiction, may finally get out of the mirror, like Alice, in order to express its thought on a society that has never been so stratified and complex. The two realities - which sum up to form one augmented reality - are very much alike and cannot do without one another.


Massimo Giuntoli, You Cant' Stop (Neoludica, Biennale di Venezia, 2011)

New "Augmented" Philosophy
Debora FerrariLuca Traini
Art Directors of the Fuori Milan Games Week


La Milan Games Week torna e invade la città.
Dopo il grande successo del debutto, lo scorso anno,
arriva il Fuori Milan Games Week.

Dal 18 al 25 ottobre un ricco palinsesto di eventi dedicati al mondo dei videogiochi. Tante nuove iniziative arricchiranno la settimana milanese in occasione della quinta edizione della manifestazione.


Per un’intera settimana, dal 18 al 25 ottobre, Milano vivrà una vera e propria invasione videoludica. Torna infatti il Fuori Milan Games Week, ricco carosello di eventi dal taglio artistico e culturale a tema videoludico.

Un vero e proprio Fuori Salone che prenderà vita in occasione di Milan Games Week 2015, dopo un’apprezzatissima prima edizione, con un programma più ricco che mai, sempre sotto la direzione artistica di Neoludica Game Art Gallery.

L’appuntamento, dal titolo Videogames and the City, visioni videoludiche urbane, avrà inizio domenica 18 ottobre 2015 e proseguirà fino a domenica 25 ottobre 2015, accompagnando la quinta edizione della kermesse videoludica italiana in programma dal 23 al 25 ottobre 2015 ai Padiglioni 3-4 di FieraMilanoCity.

Otto giorni di puro intrattenimento, arte e cultura, scanditi da numerose iniziative gratuite rivolte non solo agli appassionati di videogiochi, ma anche agli amanti del cinema, dei fumetti, dello sport e della musica, nonché a tutti i curiosi affamati di divertimento e novità.

Decine gli eventi proposti in ogni angolo di Milano: presentazioni letterarie, mostre d’arte e installazioni, attività sportive di ultima generazione, giochi di ruolo urbani, conferenze e tavole rotonde, workshop, serate danzanti a suon di musica 8bit e molto altro ancora. Un palinsesto variegato che mira a presentare il medium videoludico da nuove e originali prospettive, che ne esaltino non solo l’aspetto prettamente ludico, ma anche quello artistico e culturale, in luoghi di grande impatto e richiamo – come Piazza Duomo e il Politecnico di Milano.

Milan Games Week: Welcome to the next level!


Maggiori approfondimenti su

Foto di Luca Traini:
In alto: maglietta con l'opera We Are Mature di Filippo Scaboro

Approfondimenti

lunedì 5 ottobre 2015

AESTHETICS OF THE INTERACTION



[...] Mythology gives eyes to statues, religion sits choirs in the theatre, the story of a squared chunk of wood gives birth to the picture (preferably rectangular). Paper reed rolls unfold and become codex, palimpsest, illuminated book, printed book. The square-angles door is now wide open, and from the darkroom to photograph, movies and the computer screen it is a short path. [...]


[...] the privileged organ of Western knowledge, the same that has produced all the hardware and software we use: “For not only with a view to action, but even when we are not going to do anything, we prefer seeing (one might say) to everything else” (Aristotle). [...]


However, in the 20th century, the screen obtained its secular massified consecration with television, and playing with globalization is well worth a mass: a new Flemish mass that borrows materials from rock songs and, in the arts, finds its expression and “aura” in Nam June Paik’s Videoflag. And again, now that year 2000 is ancient history, isn’t there an aura, as well, around the Magnavox/Odyssey Pong console, or maybe the Arcades, entirely immersed into a cloud made of smoke, not from incense, but from the nostalgic player’s cigarettes?


Photo by Luca Traini (c)


domenica 4 ottobre 2015

BRAIN STREET

The fountains of creative activity
are discovered and released.
John Dewey

Zibe, Pensiero fluido, foto di Luca Traini

La visione di questo gioiello di street art a Milano, confluenza di via Canonica in viale Elvezia, bacio surreale di due cervelli (vera centralina dell'amore) ha reso fluido anche il mio pensiero. L'approdo progressivo in linea retta dalle strisce pedonali al bianco/nero vintage dei due amanti subisce un'improvvisa accelerazione a fronte di queste circonvoluzioni elettriche - è l'anima del semaforo - per trovare poi pace nelle macchie colorate degli altri due contenitori, liberati dal grigiore classicista della tecnologia d'uso.
La storia della strada millenaria percorsa per affermare la dignità del cervello: da Erofilo di Calcedonia (letteralmente "amico dell'amore") a Leonardo, che non ebbe tempo di aggiungere colore alle sue esplosioni cerebrali.


Il graffito avrà vita più facile del manoscritto: è in buona compagnia nel progetto Energy Box - Urban Art Renaissance, che sta trasformando Milano nella principale galleria europea di arte metropolitana a cielo aperto. Un bel motivo per essere fieri dell'età contemporanea, perché il cervello di questo geniale ragazzo (chi fa graffiti è sempre giovane) mi ha ricordato, per antitesi, quello che avrebbe rischiato in tempi passati spesso facile oggetto di mito.
Storico di formazione, fin da ragazzo innamorato dell'autunno del medioevo (Musica per Hugo van der Goes), sono andato a ripescare un mio testo dedicato a François Villon, di cui trovate altri frammenti nella pagina Teatro.
Avesse avuto in mano una bomboletta spray! E invece a lui, come a tanti altri giovani scolastici prima e dopo, era toccata la mnemonica in testa a colpi di potenza aristotelica, in forma di bastone.



Villon - Come funziona la memoria quando la testa viene percossa come un tamburo? A lampi, a singhiozzi, in mezzo alle lacrime. Tutto dovrebbe diventare trasparente e invece finisci quasi per annegare, come Narciso, e senza vedere niente.
Santo Aristotele, che hai detto tutto, correggi tu questo dettato o almeno dammi un tampone che l’inchiostro si squaglia tutto.
Ci indicavano l’insegnante come il babau quando ce la facevamo ancora sotto credo per una questione di coerenza, perché quanto dicevano “città degli uomini” o “di Dio” aveva una matrice di violenza che ci dovevano stampare a ceffoni (quando andava bene). Il peccato originario prevedeva che ai piccoli agnelli spuntassero per forza i canini a colpi di botte, frantumando i denti da latte.
Trovo sia un miracolo se non sono diventato come quei cani che i pastori picchiano fin da piccoli perché non provino mai affetto, forse perché in realtà di natura l’uomo è buono – e lo dice uno che è diventato anche lupo e felice di esserlo (ora sì che me ne vergogno). Cento anni di guerra nella nostra dolce Francia non sono nati per caso: io stesso sono stato uno dei suoi frutti avvelenati.

File:Jacquerie meaux.jpg

Ma fosse il problema la guerra: il fatto è che la pace, le nostri paci sono orrende, sono soltanto il prologo di continue tragedie. E questo che io sappia da sempre: ebrei, greci, romani o barbari (e io li definirei, ci definirei “barbari” tutti) non hanno fatto altro che ammazzarsi come bestie per chiamare “pace” solo gli intermezzi in cui spolpavano le ossa. Poi, visto che le bestie sono migliori e uccidono solo per necessità, si è cercato di copiarle inventando una specie di misura per i nostri crimini: fino a un certo livello è legge, oltre delitto.
Il nostro glorioso condottiero Gilles de Rais, il braccio destro della Pulzella d’Orléans, quanti bambini scannò in santa pace – 80? 100? 200? – prima di essere imprigionato? E solo dopo che ebbe pestato i piedi alle alte sfere, mica il gregge dei piccoli cenciosi, nacque lo “scandalo” (bella parola questa)! Quanti altri valorosi cavalieri hanno macellato i loro vitelli fermandosi in tempo – in tempo di “pace” perché in guerra il numero non conta – fermandosi alla “giusta misura”, pulendosi i denti per bene?
Ricordo il mio insegnante, che invidiando lo scettro dei re brandiva una verga piena di nocche, e ti faceva rimettere Aristotele con rabbia peggio del più vigliacco dei soldati col prigioniero in catene.


Ti faceva una testa con le “facoltà dell’anima” del filosofo greco che dovrebbero stare proprio lì, nella testa. Per questo prima le testava affibbiandoti una sberla sulla nuca, dove sta la “memorativa”. E se tu perdevi anche un solo istante a ricordare, ne partiva un’altra qualche centimetro più in alto, così, tanto per mettere in moto pure la “cogitativa”. Dovevi provarci allora a non mettere in conto i due gentili avvertimenti: partiva subito un pugno poco sopra l’orecchio, così anche l’”estimativa” si sarebbe messa in atto, con uno spasimo, nel condotto del “vermio”, piccolo verme, per accendere l’”immaginativa” piazzata un po’ prima dell’orecchio, già pesto. E la “fantasia”, al piano superiore delle tempie, è già gonfia come loro: il maestro ha colpito con precisione tre volte con la stessa nocca.
Restava solo il “senso comune”, bello piantato in fronte, a volte il primo a essere intravisto – e subito perso – prima di chiudere gli occhi.


Bello quindi essere qui in autunno, 2015.

Neoludica art curator