domenica 4 gennaio 2015

QUANDO INSEGNAVO: MERAVIGLIOSE “150 ORE”



Serali di Arcisate (VA), sezione distaccata di Cuasso al Monte, luogo più vicino al cielo di tanti altri.


Classe composta in grande maggioranza di signore di mezza età, le mie preferite: adorazione reciproca.
Due spiccavano su tutte. Una, scoprii in seguito, era la madre di un mio amico compositore. Care signore... In quell’aria tersa, a parlare di storia a due passi dal sanatorio -soprattutto di storia, con i grandi eventi che ci volano sulla testa ma di cui siamo parte, sognando infiniti, eterni pomeriggi a degustare torte di mele, crostate; sorseggiando un the, un karkadè, un rosolio (non a caso sostituivo una signora che aveva un frutto per cognome).
Poche settimane soltanto.
Anni di speranze – anche geopolitiche – discrete.
Fine anno scolastico ‘86/’87.



Anno scolastico '87/'88
Precario, come sempre, ma da aprile con una certezza: tornare alle 150 Ore di Arcisate, questa volta nella sede centrale dedicata al re degli stuccatori del XVIII secolo, Benigno Bossi.

File:Sala degli Uccelli detail.jpg

Tre mesi, fino a termine esami.
Esperienza ancora più forte, importante: una delle poche cose belle (insieme a un dramma: Morte di Caravaggio) di un ’88 – numerologia a parte, in cui facevo bene a non credere – triste.
C’era un giovane panettiere, già fuori di per sé, costretto a orari assurdi per conquistare la licenza media: lo stronzo sotto cui stava lo fece lavorare pure la notte prima degli orali. Fortuna che bastava solo aver frequentato.
E un altro ragazzo, di una simpatia losca, che cercava di piazzarmi fantomatiche auto d’occasione.
Un camionista, a cui l’amante regalava Rolex d’oro.
Un campione di ciclismo in erba (sedici anni), che avrebbe vinto un campionato italiano su strada qualche anno dopo, senza però fare fortuna, perché troppo nervoso, come a scuola.
Una povera ragazza perennemente insultata dallo stesso, che per fortuna qualche volta reagiva.
Una brava signora sposata che quando ci voleva faceva una bella lavata di capo al ciclista.
Un signore oltre la mezza età dal silenzio anonimo ma solo in apparenza assente.
Due operai della fabbrica di cioccolato “Lindt” davvero simpatici e gioviali.
E i miei due alunni prediletti: un sindacalista della CGIL e un funzionario dell’MSI.
Il primo, perfetto esempio di lavoratore studente, dotato di quella naturale, pacata autorevolezza che ho sempre ammirato (un perfetto papà per chi, come me, non l’ha mai avuto). Voto finale: dieci.
Il secondo, invece, scriveva davvero bene: un temperamento artistico. Feci però l’errore di farglielo notare prima degli esami. Risultato: il tema della licenza venne infarcito della peggiore retorica mussoliniana. Peccato. Voto finale: nove.
All’intervallo, verso le 20 e 30, si andava tutti a farsi birretta & panino al bar della piazza, qualche volta a Bisuschio.
Io venivo a scuola in motorino o con l’Alfasud bianca di seconda mano.
Il primo giorno di supplenza, con i capelli allora lunghi e ricci e il completo di jeans, ero stato preso per uno studente: il massimo dei complimenti!
Tutti promossi con merito, anche la Valceresio inondata di sole che faceva sognare la Svizzera.


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