martedì 6 gennaio 2015

PAST THE OUTSKIRTS OF INFINITY

 
Jimi Hendrix
 
 
"Oltre le periferie dell'infinito" non puoi che danzare, continuare a innestare elettrodi nella carne, nello spirito, perché ci fu un tempo che anche l’elettricità era spirito, come l’interruttore dello Zaire che Mohamed Alì poteva premere e tornare a letto prima che la luce fosse spenta, quando la luce è ancora mito e a mezzanotte, anche a mezzanotte, tu vedi i lampi nella Casa Rossa, non puoi che vedere lampi, aurore boreali e nebbia purpurea negli occhi di una donna-volpe-sirena-angelo.
 
Jom, "Joachim Müllerchen, Memorial of Jimi Hendrix "

Com’è che ci sono queste pause eterne dopo le canzoni? Perché il nastro della batteria torna a girare nel senso giusto che è quello sbagliato che è l’opposto del nastro rovesciato di Are You Experienced? Il vento grida “Mary” e quella non c’è più. E anche Janis Joplin muore.
Ci sono lunghi intervalli in cui bisogna morire, è così, sennò la gente non ci crede. Si dovrebbe stare con i piedi ben in terra invece di rotolare sulla Terza Pietra dal Sole. Magari  morire senza essere soffocati dal vomito, aspettare l'83 invece del '70.
E’ certo, esistono morti stupide come guerre, ma non è la vita quella che conta, voglio dire quella dell’arte, Wild Thing, Fire?
La tua biologia avrà per me sempre il corpo di una chitarra elettrica con la sua teoria di stringhe, Star Spangled Banner.
E poi e ancora ”Mi pulisco gli occhi per vedere un giorno/ La mia testa fra le nuvole, i miei piedi ovunque".


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