martedì 25 novembre 2014

LA DONNA SENZA NOME CHE TI HA AMATO




La donna senza nome che ti ha amato
stringeva un tenerissimo bambino
fra le tue braccia: era bello, Agostino,
era un miracolo, non era peccato.
E tu: mi amavi? Peccavi? Tua madre,
vedova, figlia di un dio solo, e padre,
ti dice, tu credi: il male sono io.
Piango disperata: è questo il tuo dio?
Sì. E vuole la nostra carne straziata,
il sacrificio dei figli nel nome
del cielo. Io giaccio sola, abbandonata,
 nuda sulla terra nuda, come
una delle tante mogli picchiate
nel nome della legge degli uomini.
Mi resta solo il respiro, l’odore
dei nostri corpi, tre carni, una sola.



Agostino (354-430), filosofo, (ex?) manicheo, ormai cristiano, sulla strada per diventare santo, come la madre (Santa Monica: un nome da “soap”), su istigazione di questa, abbandonò la donna con cui aveva convissuto per 13 anni, portandole pure via il figlio, Adeodato. Peccato che in quel capolavoro ambiguo che è la sua autobiografia, le “Confessioni”, non ci abbia lasciato neppure il nome dell’amata.

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